

VITERBO - (M.V.) Un altro agente della penitenziaria è finito al pronto soccorso per un colpo ricevuto in testa da un detenuto. Il fatto sarebbe accaduto ieri sera, nella casa circondariale di Mammagialla, quando un detenuto italiano di origine romane avrebbe chiesto all’agente di turno di fare la doccia fuori dell’orario consentito, al diniego dell’agente l'uomo avrebbe reagito con inaudita furia colpendo alla testa il poliziotto, il quale a seguito del pugno avrebbe violentemente sbattuto la testa contro il muro, ferendosi fortunatamente in maniera non grave.
L’agente ferito è stato trasportato al pronto soccorso di Belcolle, ma non si conosce la gravità delle ferite riportate durante l’aggressione
Il detenuto invece è stato bloccato e questa mattina probabilmente comparirà davanti al giudice per rispondere dei reati di aggressione a pubblico ufficiale e lesioni personali.
Quest’ultimo episodio di violenza ai danni di un agente della penitenziaria denuncia le gravi problematiche che quotidianamente devono affrontare gli operatori che lavorano all’interno della casa circondariale di Mammagialla.
Un sotto organico cronico e un dilagante sovraffollamento della popolazione carceraria sono le micce di un situazione che sta continuando a peggiorare rischiando di diventare incontrollabile. ultimamente infatti le notizie delle aggressioni ai danni degli agenti di polizia penitenziaria in servizio a Mammagialla sono aumentate in maniera preoccupante.

La nostra testata ha chiesto un commento al Vice Segretario Regionale del Lazio SAPPE, la sigla sindacale più rappresentativa a livello nazionale e locale, Luca Floris. 'Lo diciamo da moltissimo tempo l'istituto viterbese è allo sbando, manca moltissimo personale. Parma, istituto gemello a Viterbo, lavora con decine di poliziotti in più in pianta organica, inoltre, non ci sono più i collegamenti fondamentali nelle linee gestionali del personale. Gli uomini e le donne della polizia penitenziaria sono lasciati soli a se stessi e si interviene solo ad eventi successi.
Non ci sono adeguate comunicazioni al personale; i momenti di condivisione come per esempio le conferenze di servizio sono ridotte da anni ai minimi termini. Il personale è sempre meno e sempre meno motivato. Sfuggono alla direzione dinamiche che creano malumore e sconforto tra il personale. Per fare un esempio, capita che personale turnista viene trattenuto in servizio d'imperio dopo il regolare orario di servizio per effettuare visite mediche urgenti (che spesso e paradossalmente sono dichiarate urgenti la sera prima per poi rivelarsi al pronto soccorso 'codici bianchi') senza sapere quando finirà il turno e, cosa grave da un punto di vista gestionale, al posto di personale delle traduzioni che sarebbe indicato a tale compito.
Questo crea malumore e vere sindromi ansiogene tra il personale. Un agente non è più proprietario del suo quotidiano, sa quando inizia a lavorare ma non può pianificare la vita privata non sapendo a che ora tornerà a casa dai propri affetti. Turni che sovente finiscono alle 20 o meglio alle 24 dalla mattina alle 8 e potremmo andare avanti per giorni a narrare le criticità gestionali ma ci limitiamo a segnalare che qualcosa, o forse più, non va.
I detenuti fanno tutto quello che vogliono senza essere arginati, smontano le brande e le spostano non ascoltando i divieti imposti dagli agenti. Non rientrano in sezione con frequenza quasi quotidiana. Non funziona più il meccanismo di autorità e controllo. La situazione è pericolosissima. Le relazioni sindacali con la direzione sono 'vuote'. Esiste un castello formale di facciata ma nei contenuti sono pressoché nulle. La direzione pone in essere tranquillamente atti unilaterali e non ascolta la voce del personale.
Abbiamo fatto una nota dove diffidiamo a porre in essere operazioni contrarie a quanto negoziato in contrattazione ora vedremo il risultato. Vedremo se la direzione farà quanto annunciato in materia di rientri del personale. Se lo farà avrà, contrariamente a quanto dalla stessa direzione contrattato con chi rappresenta il personale, calpestato i diritti sacrosanti del personale. L'istituto di Viterbo, vale la pena ricordarlo, è uno tra i più importanti per spessore criminale e complessità in Italia. Non dimentichiamoci che ospita sezioni per 41 bis, circuito alla ribalta delle cronache nazionali del momento e che merita particolare attenzione.
Chiediamo a gran voce che venga in visita il ministro, il sottosegretario con delega alla polizia penitenziaria, il capo del DAP, qualcuno che ci ascolti e che finalmente abbia davvero abbia a cuore la risoluzione della tensione che esiste all'interno del penitenziario'. Noi siamo e saremo sempre a fianco del personale della Polizia Penitenziaria.
