ANNO 16 n° 296
Malattie professionali, allarme nella Tuscia: denunce in aumento del 22,9%
Nei primi otto mesi del 2026 registrati 434 casi contro i 353 dello stesso periodo dell’anno precedente. Turchetti (Uil): «La salute e la sicurezza sul lavoro devono essere una priorità»
23/10/2026 - 13:16

VITERBO - La provincia di Viterbo registra il maggiore incremento percentuale delle denunce di malattia professionale nel Lazio. Da gennaio ad agosto 2026, secondo i dati Inail elaborati dalla Uil di Viterbo, i casi protocollati nella Tuscia sono stati 434, contro i 353 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di 81 denunce in più, con una crescita del 22,9%, nettamente superiore al dato regionale, che si attesta al 12,4%.

Nel complesso, nel Lazio le denunce sono passate da 3.819 a 4.294. L'aumento più consistente in termini assoluti si registra nella provincia di Roma, caratterizzata da un numero di casi di partenza decisamente più elevato. I dati, rilevati dall'Inail al 31 agosto 2026, evidenziano dunque una crescita significativa nella Tuscia, dove la media mensile è salita da circa 44 denunce nel 2025 a 54 nei primi otto mesi del 2026.

A confermare questa tendenza è anche il dato relativo al solo mese di agosto, durante il quale le denunce nella provincia di Viterbo sono passate da 53 nel 2025 a 79 nel 2026.

«Parliamo di dati che richiedono comunque una lettura rigorosa: si riferiscono a otto mesi su dodici, sono conteggiati per data di protocollo e risentono dei tempi di istruttoria dei casi», precisa Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil di Viterbo e dell'Alto Lazio. Il sindacalista sottolinea quindi che l'aumento delle denunce non può essere automaticamente interpretato come un identico incremento delle patologie insorte nello stesso periodo.

I numeri, tuttavia, richiamano l'attenzione sulla necessità di rafforzare le attività di prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Un impegno che, secondo la Uil, deve coinvolgere imprese, istituzioni e parti sociali, attraverso interventi mirati sui rischi professionali e una maggiore diffusione delle informazioni.

«La salute e la sicurezza sul lavoro devono essere una priorità: bisogna intervenire sui possibili rischi, rafforzare l'informazione, valorizzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e promuovere il confronto tra imprese, istituzioni e parti sociali», conclude Turchetti.






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