

FALERIA – ''Mio marito mi picchiava. Costringeva nostro figlio a fare l‘elemosina o a chiedere in giro sigarette che poi gli doveva consegnare. Lo costringeva a rubare e a usare violenza. Con gli anni, poi, è diventato come lui: una specie di delinquentello che a 14 anni non andava a scuola. Che cresceva in strada. Portandolo via da quella casa, ho solo tentato di proteggerlo. Ma forse ho sbagliato anche lì, viste poi le conseguenze''.
E le conseguenze che, con profonda commozione e difficoltà, la madre racconta in aula sono un processo a carico dello zio del giovane. Un processo per lesioni, dopo l’ennesimo tentativo di riportarlo sulla retta via.
''I suoi nonni e i suoi zii hanno cercato in tutti i modi di aiutarlo, di farlo crescere lontano dalla delinquenza e di fargli capire cosa fosse giusto e sbagliato. Ma un ragazzo che non ha avuto un’infanzia serena forse è impossibile da salvare''. Così i continui litigi in casa, sfociati più e più volte nella violenza. ''A. si ribellava ad ogni regola. Ci picchiava per ogni No che riceveva''.
Il più grave degli episodi in un tardo pomeriggio di alcuni mesi fa: ''Mio fratello e mio figlio stavano di nuovo litigando – prosegue la madre in aula, profondamente provata – quando la situazione è precipitata. A. voleva buttarsi dal balcone, per scappare, suo zio gli ha dato uno schiaffo in testa per cercare di farlo ragionare. Poi la spinta involontaria e la caduta del ragazzo''.
Da quell’istante all’arrivo dell’ambulanza e dei carabinieri, non sa cosa sia accaduto.
A distanza di mesi, però, è in aula a testimoniare nel processo a carico del fratello: ''Nessuno ha mai voluto fare del male ad A., tantomeno suo zio. Gli vogliamo tutti molto bene. Abbiamo vissuto per anni in una situazione difficilissima – piange – abbiamo solo cercato di salvarlo''.
La prossima udienza a metà giugno.