

di Chiara Ciripicchio
VITERBO - La strage dell’Heysel raccontata attraverso gli occhi e le parole dello scrittore Emilio Targia. È quello che è successo allo Juventus Club Viterbo 2012 – Leonardo Bonucci nel pomeriggio di ieri. ''Quella notte all’Heysel'' è un ''condensato di emozioni, fa bene all’anima leggerlo''; per dirlo con le parole del giornalista Rai Mario Mattioli, presente all’evento.
Il libro vuole raccontare quello che successe la sera del 29 maggio 1985, durante la finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool disputata allo stadio Heysel di Bruxelles. Sera in cui persero la vita 39 persone, di cui 32 italiani. Al tempo stesso, però, vuole narrare le emozioni e le sensazioni di Targia che, diciannovenne, quella sera era presente allo stadio in compagnia di un caro amico e che ha toccato con mano la drammaticità di quei momenti.
''Bisogna continuare a parlarne ovunque e sempre – ha dichiarato l’autore – non perché questo possa alleviare il dolore, ma perché senza il ricordo di quella notte, quella notte sparirebbe, sparirebbe quel dolore e sparirebbe il significato di quel dolore. Scomparirebbero anche i nomi di quelle persone. Questa è una delle poche stragi italiane in cui, se non fosse per il dramma che purtroppo attira i media, le storie si sono un po’ perse''.
Sulle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questo libro, Targia ha confessato: ''Da un po’ di anni mi imbattevo in testi sull’Heysel scritti da chi quella sera non era presente. In questi libri, però, non vedevo quello che, se non fossi stato lì, avrei voluto leggere. Ho quindi pensato che fosse giusto, se non doveroso, infilare dentro qualche pagina i miei ricordi. Dunque, ho ricostruito quella notte parlando in prima persona e ho cercato di farne un racconto che riuscisse a portare i lettori dentro l’Heysel''.
A presentare l’incontro è stato il padrone di casa, il presidente dello Juventus Club di Viterbo Paolo Cannone, capace di introdurre l’autore e il suo libro cogliendo l’essenza esatta del racconto: ''Un libro che riesce a dare forma a pensieri, ricordi e suggestioni. Emilio ha vissuto quegli attimi, quei fatti, quella follia. Era silenzioso e attonito proprio come lo erano molti altri. Era una partita, ma in realtà è stata una morte in diretta. La memoria che questa sera viene riesumata, trasmessa e comunicata è parte di noi e di altre 39 persone''.
Il volto storico di Juventus Channel, Valeria Ciardiello, ha raccontato il proprio ricordo della strage dell’Heysel; un ricordo di bambina, legato alla presenza del padre in quello stadio. Ha ricordato le immagini alla televisione e l’agitazione della madre che non riusciva a mettersi in contatto con il marito per avere notizie sulle sue condizioni di salute.
E alla sua voglia di capire se ''Quella notte all’Heysel'' abbia un senso a distanza di trent’anni dalla tragedia, Targia ha risposto: ''Sì, ha senso perché l’obiettivo è quello di sanare una frattura della memoria. Se si ripesca la memoria e la si rimette in circolo si riesce anche a combattere la superficialità di più di trent’anni. Credo che più tempo passa e più possibilità c’è di raccogliere le menti e di ordinare a freddo tutto quello che è stato''.
Il libro è arricchito da una prefazione dello scrittore Sandro Veronesi e da una postfazione dell’ex giocatore bianconero Antonio Cabrini, in campo quella tragica sera, che ha raccontato quello che è realmente successo prima, durante e dopo la partita e l’atmosfera che si respirava negli spogliatoi. Le emozioni sugli spalti, invece, sono state raccontate magistralmente da Targia che, a tal proposito, ha dichiarato: ''All’inizio provavamo molta gioia, arrivando allo stadio con lo stesso stato d’animo di quando si va a una festa. Poi è subentrata la rabbia quando abbiamo iniziato a capire che la situazione era gestita in maniera pessima.
Una volta dentro lo stadio è iniziata la paura, lo smarrimento e l’incubo. Non sapevamo cosa provare perché non capivamo esattamente cosa stesse succedendo. Alla fine abbiamo provato una grande liberazione nel riuscire a chiamare casa per rassicurare i nostri familiari. In sostanza, un frullatore di emozioni''.
Infine spazio alle considerazioni del giornalista Mario Mattioli e ai racconti di tre superstiti di quella tragedia i quali, con grande lucidità ed estrema emozione, hanno ripercorso con la mente l’inferno e la paura vissuti quella notte. Una tragedia che, come ha auspicato Mattioli, speriamo non si ripeta più: ''Mi auguro che una cosa del genere non si ripeta ma nel momento in cui lo dico non ne sono del tutto convinto. C’è una tale rabbia e violenza nella società attuale. Spero veramente che non succeda di nuovo''.