

di Giovanna Bianconi
VITERBO - Grazie alla collaborazione tra la Croce rossa italiana e il gruppo Cia diffusione abbigliamento, si svolgeranno a Viterbo dei brevi corsi di formazione sulle tecniche anti soffocamento dei bambini. Le date delle prossime lezioni, del tutto gratuite e tenute dagli istruttori della Cri, sono l’8 e il 29 settembre.
Nell’ambito della campagna nazionale, nata in seno alla Cri già dal 2008, è da segnalare anche il libro di Squicciarini e Pappagallo (Editore CFI Progetti) “Come salvare i bambini dal soffocamento”, che spiega in modo semplice come comportarsi in caso di ostruzione delle vie aeree superiori, indica le posizioni da assumere e le manovre da compiere sui bambini dai primi mesi di vita fino all’adolescenza.
Lo spirito è quello di mettere chiunque in grado di far fronte a queste emergenze in modo corretto e responsabile, secondo manovre aggiornate e condivise a livello internazionale.
Le iniziative sono aperte a tutti coloro che desiderano conoscere alcune semplici tecniche di disostruzione pediatrica, messe a punto ed illustrate da medici esperti in materia.
Gli incidenti legati all’ostruzione delle vie aeree non sono rari come si pensa, ma costituiscono da soli il 27% dei decessi accidentali. Secondo la Società italiana di pediatria ogni anno in Italia ben 50 bambini perdono la vita per “soffocamento da corpo estraneo”.
Volendo banalizzare significa che ad un certo punto uno dei tanti bocconi dei pasti quotidiani che i bambini consumano non segue il consueto percorso verso lo stomaco, ma imbocca, attraverso la trachea, quello verso i polmoni. Insomma come si dice “va di traverso”.
Questo ovviamente non succede solo ai bambini, ma anche ad anziani e a soggetti con particolari malattie, e quindi a rischio. La maggior parte delle volte la situazione si risolve con grandi colpi di tosse dell’interessato, che riesce da solo ad espellere ciò che stava per soffocarlo.
Ma se il boccone è incastrato perché eccessivamente grande o per sua natura appiccicoso, le cose possono farsi molto più complicate. In questo caso i medici raccontano di incidenti mortali provocati dall’ingestione accidentale di palline di gomma, prosciutto crudo, insalata, caramelle gommose, noccioline, giochi, ecc..
Generalmente chi assiste gli infortunati nei primi drammatici momenti non è preparato a gestire un’emergenza del genere, e quindi improvvisa manovre maldestre. Ciò peggiora la situazione, rende ancor più complicato il compito dei medici ed aumenta la casistica degli incidenti mortali.
Una notizia di cronaca di qualche tempo fa recitava: “Soffocato da un pezzo di wurstel, muore bimbo di 2 anni”. Gli operatori del 118 prima e i medici dell’ospedale poi non sono riusciti ad estrarre il corpo estraneo dalle vie respiratorie. Il piccolo è rimasto troppo tempo senza ossigeno, e le sue funzioni vitali ne sono state irrimediabilmente compromesse.
Le famiglie che si trovano a vivere una simile disgrazia non trovano consolazione, perché si rendono conto che non hanno saputo far fronte ad un’emergenza che riguardava il loro bambino.
Infatti, come spesso accade, è il non sapere che provoca errori anche gravi nel soccorso di una persona. Prendere per i piedi un bambino che è ostruito, o peggio ancora mettere le dita in bocca nel tentativo di afferrare il corpo estraneo, sono le prime due cose che vengono fatte dal soccorritore improvvisato, e che spesso sono causa di tragiche conseguenze.
Ma la cronaca riporta anche casi di persone salvate grazie alla conoscenza delle apposite manovre, a dimostrazione che chiunque può intervenire in modo appropriato e salvare una vita. Ma si tratta di persone che hanno frequentato corsi di scienze infermieristiche o di primo soccorso per volontari.
E’ questo il caso dello studente cameriere part-time che a Treviso, grazie alle conoscenze acquisite durante un corso di scienze infermieristiche, ha salvato la vita alla sua collega di lavoro praticandole la manovra di Heimlich, una tecnica che permette di risolvere molti casi di soffocamento esercitando una pressione sotto il diaframma.
Quindi ancora una volta è la conoscenza, in questo caso medica, che permette ad alcuni di fare davvero la differenza. E ciò vale per il soffocamento da corpo estraneo come per piccole e grandi emergenze.
Allora sarebbe un buon investimento informarsi di più, e magari partecipare a corsi o seminari sul primo soccorso.
E perché no, si potrebbe chiedere al proprio datore di lavoro di organizzare giornate teorico-pratiche presso la propria azienda. Le associazioni come la Cri hanno istruttori ed attrezzature proprio per questi fini, ed accolgono con piacere le richieste di chi non si vuole limitare solo a dire “Che tragedia!”.