

VITERBO - Pubblichiamo la replica di padre Pierantonio Fanella al superiore del convento dei Cappuccini di Viterbo, che in un'intervista a ViterboNews24 ha definito il sacerdote sfrattato dal convento di Rongiglione ''abusivo'' e ''disobbediente''.
Gentile redazione,
essendo parte diretta in causa, vorrei che pubblicaste la seguente nota in relazione a quanto affermato da padre Appio Rosi.
Mi ha fatto piacere, soprattutto per le persone che finora si sono avvalse del mio ministero sacerdotale, sapere che il padre Appio abbia riconosciuto pubblicamente la piena validità dei Sacramenti da me impartiti.
Purtroppo, devo anche dire che lo stesso padre Appio, per il tutto il resto dell'intervista, ha veramente bistrattato la verità a suo uso e consumo.
Mi pare quindi inutile ribattere punto per punto le numerose affermazioni false di padre Appio. Credo sarebbe più opportuno che ambedue, io e lui, ci incontrassimo, magari nella sede del vostro giornale, per confrontare le nostre posizioni, registrando il tutto. Così la vostra redazione potrà rendere pubblico quanto discusso.
Tuttavia, almeno tre cose sento il dovere di evidenziarle subito:
1) Si devono rispettare le persone defunte, senza travisare le scelte da loro fatte mentre erano in vita. Mi riferisco a padre Giuseppe M. Mercuri e fra Lamberto Memè, i due confratelli che convivevano con me, di cui parla padre Appio. Questi due confratelli, ora defunti come dicevo, sono restati in convento a Ronciglione con me per sette anni circa, dal 2000 al 2007, in uno stato apparente di ''disobbedienza'', ma pienamente convinti e solidali con me che, nel frattempo ero stato dimesso per questa non aver accettato la lasciare il convento. Ambedue volevano e chiesero di essere processati insieme a me per questa disobbedienza. Padre Giuseppe Mercuri arivò addirittura a dare alle stampe due manoscritti, in cui riaffermava la sua assoluta convinzione che i fossi stato condannato da ''processi barzelletta''. E questo fu per ambedue i confratelli un punto di onore. Non è giusto che padre Appio li voglia far passare per quello che non erano e attribuirgli scelte che non hanno fatto.
2) Non mi pare di aver mai, almeno in questi ultimi 40 anni, ''scelto di fare l'eroe''. Tuttavia, questo sì, da quando ho abbracciato la vita religioso-sacerdotale, ho sempre cercato - per grazia di Dio - di non fare il vigliacco, cercando di venire incontro a tutti coloro che subivano angherie e violenze all'interno dell'organizzazione ecclesiastica cattolica. Sicuramente non sempre ci sono riuscito nel migliore dei modi, ma credo di averci sempre sicuramente provato. Comunque, secondo la morale cattolica, è più pericoloso comportarsi da vigliacchi che da eroi.
3) L'ufficio sacerdotale che ricopro mi spinge a ricordare a padre Appio che, per il Signore, tutti siamo indispensabili per il suo piano redentivo. Quindi ha ragione lui: io dimentico che nessuno di noi è indispensabile, perché questa è una falsità, e io le falsità non spreco fatica a ricordarmele.
Per concludere, i fedeli di Ronciglione che, il 4 giugno scorso si sono trovati a dissentire con il vescovo di Civita Castella e l'Ordine dei frati minori cappuccini, per lo sfratto che si stava eseguendo nei miei riguardi, in sostanza chiedevano e chiedono ancora solo due cose, che la morale cattolica e il diritto canonico danno per scontate: che il convento di Ronciglione, abbandonato dai Cappuccini nel 2000, venga restituito alla popolazione di per essere impiegato a scopi sociali; di essere serviti da un sacerdote di cui si possa avere un po' si stima. Che sia io o un altro non ha alcuna importanza.
Un ultimo appello: se questa vicenda fosse seguita da qualche legale che dovesse vedere delle possibilità concrete per una causa civile, atta a riconoscere quanto la morale cattolica dà per scontato al 100%, si faccia avanti con i suoi suggerimenti....
Resto in attesa della risposta del padre Appio al mio invito di confronto nella vostra redazione.
Pierantonio Fanella, sacerdote