


di Stefano Marini Balestra
VITERBO - Il Collegio del Tribunale penale di Viterbo presieduto dal giudice Mautone si è recato nel carcere di Mammagialla per ascoltare il ''pentito'' Dervishi.
L’esame dell’albanese, ormai collaboratore di Giustizia, da parte del pm Tucci è stato riferito molto serrato anche per il controesame del collegio di difesa degli imputati rappresentato dagli avvocati Migliorati, Ranucci e Barili.
Certamente ha dato con la sua testimonianza validi elementi a favore dell’accusa.
Il pomeriggio la Corte è tornata riunirsi nella sede del Tribunale per l’ascolto di un teste (noto ristoratore viterbese) chiamato dall’accusa per riferire fatti relativi la posizione dell’imputato Manuel Pecci.
Ricordiamo, infatti, che nello studio estetico del Pecci, un cliente ebbe a subire lesioni da un trattamento e pertanto intese rivolgersi ad un legale per ottenere un risarcimento, senza mai presentare una denuncia in sede penale.
A questo punto, ieri, questa persona (nda gestore di un noto ristorante in città), indicata come il cliente insoddisfatto dell’opera del Pecci, ascoltata come parte offesa, ha potuto riferire che il Pecci si avvalse del boss Giuseppe Trovato per ''convincerlo'' a desistere da ogni azione legale, pure aggiungendo, che più volte il Trovato accompagnato da Rebeshi e Dervishi si erano recati presso il suo ristorante per cercare una soluzione ''bonaria'', però il loro atteggiamento gli risultò intimidatorio. Avvenne poi che il terzetto ebbe ad ''avvisare'' il legale incaricato che era meglio ''lasciar perdere'' e non mettersi contro ''certa gente''.
Negli atti di indagine dei Carabinieri e dalle intercettazioni si ebbe puoi a sapere che questi soggetti erano pronti di passare dalle parole ai fatti.
Gli arresti tempestivi, certamente, evitarono il peggio.
Il processo si avvia a conclusione, infatti, è in programma definirlo prima di fine d’anno.