ANNO 16 n° 262
Maestra non manda bimbo in bagno
Dirigente scolastico respinge le accuse
08/11/2011 - 09:34

VITERBO - Rimanda al mittente le accuse la dirigente dell'Istituto Comprensivo di Soriano nel Cimino, a cui appartiene la scuola primaria di Bomarzo, Emilia Conti, fortemente criticata da una mamma per aver difeso l'insegnante che si è rifiutata di mandare in bagno il figlio di otto anni perché fuori dall'orario previsto.

''Non mi meraviglio più delle reazioni dei genitori oggi, il rispetto delle regole è ormai una tematica obsoleta, che andava in voga ai miei tempi'' commenta la dirigente, che poi spiega quali siano le ''regole'' da seguire.

''Al termine della ricreazione - afferma - il nostro regolamento prevede la pulizia dei servizi igienici e il personale della scuola sa che per 15-20 minuti gli alunni non devono uscire perché la collaboratrice lava i bagni (come più volte evidenziato dagli stessi genitori che giustamente pretendono igiene). Considerato che i docenti hanno sempre spiegato agli alunni che c'è un tempo per la didattica, un tempo per riposarsi, mangiare e andare in bagno (ricreazione) e un tempo in cui non si può uscire perché si corre il pericolo di scivolare sul pavimento bagnato - prosegue la dirigente -, come possiamo meravigliarci, allora, che agli alunni non si riesce più a insegnare il rispetto delle regole, quando un genitore, anziché ringraziare le maestre che tentano di educare gli alunni a un comportamento rispettoso delle regole di vita, infierisce contro l'insegnante, contro la dirigente, alla quale chiede spudoratamente a che ora e quante volte va in bagno, ostentando, quindi, un atteggiamento distruttivo nei confronti della scuola e minacciando di rivolgersi ai Carabinieri?''.

''Nonostante le critiche poco edificanti ricevute, crediamo nel compito della scuola e continueremo come sempre a fare il nostro dovere - concude il dirigente Conti -. questa è la dimostrazione che nella nostra scuola si tenta ancora di insegnare le regole per una convivenza civile, a dispetto di ciò che invece viene insegnato in famiglia. E' un invito a meditare e, forse, per qualcuno a vergognarsi''.

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