

VITERBO – (AmL) La conferenza sulle cene dei Facchini è stata anche occasione per presentare alla città anche il bozzetto della Macchina del Ss. Salvatore. L'idea di recuperare l'antico baldacchino è venuta a Silvio Cappelli, da 14 anni organizzatore delle passeggiate sull'esilio di santa Rosa, che spiega: “E' un atto d'amore verso la città finalizzato alla conservazione e alla valorizzazione del culto del Santissimo. Il bozzetto, che oggi consegniamo al Sodalizio per l'esposizione presso il museo dei facchini, riprende la forma e le dorature della struttura che incorniciano il trittico. Nel XV secolo, il baldacchino veniva trasportato la sera del 14 agosto con una processione a cui, probabilmente, ha partecipato anche la stessa Rosa”.
La parte progettuale del bozzetto è stata curata da Luca Occhialini, designer anche di Gloria e della mini macchina del centro storico, e da Divina Prugnoli che ha fornito ulteriori dettagli. “Per il bozzetto ci siamo ispirati a quanto riportato da un antico manoscritto dell'epoca. In caso di realizzazione, che noi auspichiamo, il baldacchino deve tenere conto delle dimensioni della porta della parrocchia di Santa Maria nuova. Quindi avrebbe un'altezza di due metri per un metro e mezzo di larghezza”.
Il sindaco Giovanni Arena e l'assessore alla cultura Marco De Carolis, presenti alla conferenza sulle cene dei facchini e sul bozzetto della Macchina del Ss. Salvatore, hanno evidenziato come “la storia della città di Viterbo affonda le sue radici in tradizioni millenarie da cui ora riemerge anche quella del Santissimo” e hanno ringraziato per il lavoro che il Sodalizio svolge da anni. Anche in riferimento all'organizzazione delle cene in piazza.
Per il presidente dei facchini Massimo Mecarini “il bozzetto è un dono prezioso che custodiremo con la speranza di poterlo realizzare a grandezza naturale per farlo sfilare per le vie del centro storico”.
Poi lancia un'idea. “Oltre alla più importante, quella di santa Rosa, abbiamo quella di Ss. Maria Liberatrice, le tre macchine del centro storico, del Pilastro e di santa Barbara e magari, a breve, anche quella del Ss. Salvatore. Perché non ragionare sul fare di Viterbo la città delle Macchine a spalla?”.