

VITERBO – (b.b.) Macchina del Fango e Vinitaly, finalmente si comincia. È prevista per questa mattina la prima udienza per il giornalista Paolo Gianlorenzo e l’ex assessore regionale all'Agricoltura Angela Birindelli, rinviati a giudizio lo scorso 29 febbraio. Con loro altri sei imputati: la giornalista Viviana Tartaglini, l'ex dirigente regionale del settore Agricoltura Roberto Ottaviani, l'ex commissario Arsial Erder Mazzocchi, l'imprenditore Giuseppe Fiaschetti, il dipendente Asl Sara Bracoloni e Luciano Rossini, funzionario dell'Agenzia delle Entrate.
Sono loro i protagonisti dello scandalo scoppiato nel 2012, che, nelle aule della Procura viterbese, è proseguito su due diversi filoni d'inchiesta. Da una parte la Macchina del fango, dall'altra il Vinitaly.
Il primo riguarda la pubblicazione di articoli di giornale che sarebbero stati scritti ad hoc da Paolo Gianlorenzo per screditare i nemici politici della sua alleata Angela Birindelli. Personaggi scomodi che il giornalista, assieme al suo staff, avrebbe dovuto quotidianamente attaccare e demolire. Tra loro, Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli, protagonisti di articoli al veleno scritti, secondo l'accusa, per favorire la posizione politica e lavorativa della Birindelli. In cambio? La pubblicità delle iniziative dell'assessorato regionale all'Agricoltura, che Gianlorenzo avrebbe avuto sul suo giornale, ''L’Opinione''. In altre parole, soldi.
Il secondo filone d'inchiesta riguarda, invece, la realizzazione del padiglione Lazio al Vinitaly, la fiera del vino di Verona, affidata, presumibilmente, a ditte amiche dell'assessora Birindelli. Quest'ultima avrebbe fatto leva sulla sua posizione per favorire aziende specifiche. Dovrà rispondere, perciò, di abuso d’ufficio e tentata concussione. Mentre tentata estorsione, corruzione e minacce sono solo alcune delle accuse mosso contro Paolo Gianlorenzo.