

VITERBO - Sì, il primo marzo mi trovate al Teatro Tenda di Viterbo. A far che? A servire un aperitivo non al bicchiere. Un talk show che, come un aperitivo stimola appetito, faccia venire voglia di riflettere, a partire da una chiacchierata rilassata e ironica, punteggiata di esempi pratici.
E’ una modalità chiamata “edutainment”: educational + entertainment; intrattenimento finalizzato alla cultura e al divertimento. Io preferisco chiamarlo “spritz”.
E’ più di un anno che uso questo format, insieme ad Andrea Ciucci Giuliani, Responsabile scientifico dell’equipe romana dell’IPSE, Istituto Psicologico Europeo. Roma, Milano, Sciacca, sono alcune delle tappe nelle quali abbiamo chiamato persone a scambiarci un sacco di idee sbagliate su un qualche tema, piccolo o grande, del nostro vivere quotidiano.
Abbiamo incontrato singole persone, coppie, gruppi, di età e provenienze diverse, con esigenze e convinzioni differenti. Hanno accettato di giocare insieme, di mettere in evidenza, al centro di uno spazio, i nostri modi d’essere e di sperimentare soluzioni alternative. Non per distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma per avere a disposizione, a fine serata, almeno un’opzione in più, che non avessimo già considerato.
Sono fermamente convinto che il nostro benessere dipenda proprio da questo: avere a disposizione più opzioni per interpretare la realtà e per agire.
Spritz, mica conferenze. Perché ci interessa accogliere e coinvolgere, conquistare la disponibilità e non averla in virtù di un podio o di una cattedra.
Lo scopo non è quello di propagandare un modello di pensiero e di comportamento, ma di stimolare ciascuno ad affinare il proprio, conoscendo e amministrando meglio le proprie risorse.
La serata viterbese ha titolo: “Ma come parli?” e si concentra su come possiamo comunicare in modo più efficace di quanto non facciamo.
Daremo niente per scontato. L’espressione “comunicazione efficace” campeggia da tempo negli annunci di corsi e seminari; ma siamo sicuri di sapere esattamente che cosa intendiamo?
Resta fermo un punto: non c’è uno di noi tutti che non sperimenti, almeno una volta al giorno, l’insuccesso di una sua intenzione. “No, volevo dire che…”, “Mi hai frainteso”, “Non mi sono spiegato”, “Ma si può sapere che ti prende?”, “Non penserai che io volessi…” e via dicendo.
Vale la pena soffermarsi sulla questione, non credete?
“La vita ti dà, quello che alla vita sai chiedere”, va ripetendo un famosissimo coach statunitense. Come dire: se vuoi vincere alla lotteria, almeno compra un biglietto. Se vuoi che gli altri ti capiscano, accertati d’aver fatto dl tuo meglio per farti capire.
Non so se mi capite… (se qui mettessi uno smile, una faccina sorridente, sarebbe più chiaro il concetto? o pensereste che ho avuto un momento d’incertezza? Mi considerereste moderno nella mia comunicazione? O un vecchio rimminchionito? Come fare a saperlo? Ci vediamo il primo marzo. O era maggio? No, no, il primo marzo. Ma perché, non potremmo incontrarci prima? Ma è un modo di dire. Insomma, ci vediamo o no? Ma ti sembra questo il modo di presentare un incontro sulla comunicazione? Efficace, proprio efficace).
Michele Palazzetti
Responsabile Coaching e Formazione
IPSE Istituto Psicologico Europeo
ipseroma@gmail.com