

VITERBO - Il primo comune della provincia di Viterbo, fino a ieri l’unico, ad aver istituito il registro delle coppie di fatto è stato Tarquinia. La relativa delibera risale addirittura al 1999. Una delle prime d’Italia (ad introdurlo fu Pisa nel 1997). Ma è stato un clamoroso flop.
In tredici anni, infatti, nessuna unione civile, gay o etero, si è registrata. E, secondo quanto si è appreso, dovrebbe rimanere inutilizzato anche nel futuro prossimo. Eppure Tarquinia, con poco meno di 17mila abitanti, non è un piccolissimo paese, in cui manifestare le proprie tendenze sessuali potrebbe esporre chi lo fa al rischio dell’isolamento o addirittura dell’emarginazione.
Ma il fallimento dei registri delle unioni civili è spalmato, in maniera pressoché uniforme, in tutta Italia, a partire dalle grandi città. A Bologna, ad esempio, le coppie registrate si contano sulle dita di una mano. Lo stesso discorso vale per Torino, che pure era stato indicato come “modello” per i diritti riconosciuti . Tramite l'iscrizione all'anagrafe delle coppie di fatto, infatti, si può accedere a una serie di servizi garantiti dal comune, come le graduatorie delle case popolari, i contributi welfare per l'affitto o il mutuo, la possibilità che il figlio di una coppia gay possa essere ritirato dalla scuola anche non dal genitore naturale, l'assistenza in ospedale e così via.
Secondo i sostenitori del registro delle coppie di fatto, i fallimenti delle iniziative finora intraprese, sono dovuti soprattutto al fatto che né a livello nazionale né locale, tranne rarissime eccezioni, c’è alcun beneficio per chi si iscrive. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’unico diritto riconosciuto riguarda l’assistenza sanitaria. Uno dei due componenti della coppia, ovviamente quello malato, può farsi assistere in ospedale dal compagno. Una “concessione” già in uso in molti luoghi di ricovero prima ancora che si aprisse il dibattito sulle coppie di fatto. Insomma, una novità del tutto marginale. Tutto ciò, finora, ha offerto la sponda ai detrattori dell’anagrafe delle coppie di fatto per dire che si tratterebbe di un istituto del tutto inutile. Ma perché, allora, non è così all’estero?