ANNO 16 n° 272
L’importanza della biodiversità nell’economia territoriale
Salvaguardando l’ambiente con la posidonia, le reef ball e il ripopolamento degli astici aumenta l’introito economico derivato dal pescato

TARQUINIA – Si è svolta nella mattina del 27 febbraio un’importante conferenza relativa ad un progetto volto al benessere della biodiversità delle Saline di Tarquinia. “Gli universitari non stanno solo dietro le cattedre, ma agiscono anche sul territorio” apre così la conferenza il Professor Giuseppe Nascetti, docente presso l’Università degli studi della Tuscia.

La perdita della biodiversità è un forte problematica ambientale che porta anche gravi conseguenze economiche, “è necessario proteggere gli habitat che sono rimasti più o meno intatti dalle azioni antropiche, ma anche agire concretamente nel ripristinare la biodiversità persa a causa dell’impatto umano – spiega Nacetti – il Nord del Lazio, molto meno impattato rispetto al Sud del Lazio, sono presenti 5 praterie di Posidonia oceanica. Un habitat importantissimo per la biodiversità del mediterraneo e per prevenire l’erosione costiera.” La posidonia è una pianta acquatica che popola i fondali marini in prossimità della costa e permette di essere una nursery naturale per molteplici specie marine, tra cui anche gli astici.

“Proteggiamo quello che abbiamo con i progetti LIFE – continua – abbiamo cominciato con il ripristinare lo stato ecologico delle Saline di Tarquinia. Inoltre abbiamo anche costruito dei laboratori universitari che permettono di intervenire direttamente sul territorio.

I progetti affrontati durante questi anni sono molteplici e hanno permesso di portare ben 8 milioni di euro nelle casse comunali; oltre a permettere la ristrutturazione degli edifici della riserva si sta lavorando, con il progetto “Poseidone”, per ripristinare le praterie di posidonia. Il progetto è stato il primo, a livello europeo, che ha permesso la protezione di due siti di Montalto di Castro con l’applicazione di circa 500 dissuasori per difendere i fondali dall'aratura.”

Mentre illustrava l’importanza della pianta nei fondali marini, il professor Nascetti ha sottolineato anche la lentezza e alcuni paradossi della burocrazia italiana e, nonostante questi ostacoli, la passione per il proprio territorio non ha fermato la forza d’animo dei ricercatori che hanno continuato a lavorare costantemente per salvaguardare le meraviglie biologiche ed economiche che offre la zona dell’alta Tuscia.

“I fondali sembrano campi arati – afferma con tristezza il Professore – la posidonia è rimasta nella zona grazie alla sua presenza negli scogli. Non voglio colpevolizzare i pescatori, perché sono i miei più grandi amici, ma le regole devono essere rispettate. Non basta la protezione: l’astice europeo, Homarus gammarus, non può tornare da solo.

Studi americani ed inglesi hanno dimostrato che questi animali, nel corso della loro vita, hanno solo otto chilometri di home range”; ovvero la porzione di spazio abitata e percorsa da un individuo o gruppi di individui della stessa specie. “Quindi se scompare in un territorio e non lo immettiamo non tornerà da solo – spiega il docente di ecologia – fortunatamente la popolazione di Montalto e Tarquinia era ancora in buone condizioni, però abbiamo iniziato a costituire il centro di ricerca e fatto nostre le tecniche dei norvegesi. Da anni stiamo lavorando con piccoli progetti per aumentare la popolazione degli astici nel nostro territorio.” La scomparsa delle praterie di posidonia comporta anche una diminuzione della biodiversità a causa dell’alterazione dell’habitat naturale.

“Le femmine producono le uova e queste schiudono tra Natale e Capodanno – continua – noi le teniamo nella fase larvale fino a quando non diventano bentoniche” gli animali, quindi, vengono fatti riprodurre in laboratorio in condizioni controllate e verranno rilasciate sui fondali marini solo dopo lo stadio larvale (bentos in greco significa abisso). “E’ questa la tecnica utilizzata dai norvegesi e dagli scozzesi – sottolinea il Docente - per implementarla popolazione degli astici e, di conseguenza, del guadagno ricavato dal pescato. Gli animali vengono rilasciati tra le rocce ricche di posidonia uno per uno dai subacquei, oppure tramite un tubo che proietta gli asticetti vicino ai reef ball. In questo modo si ripara il danno della pesca eccessiva avvenuta negli anni ’70.

Oltre a guardare l’ambiente osserviamo anche l’economia e un progetto come questo ha un risvolto economico impressionante. In questi ultimi anni il reddito dei pescatori è veramente basso, con questi progetti è possibile aiutare l’economia e l’ambiente. Così facendo la Gran Bretagna è arrivata a ottenere un reddito di 31 milioni di sterline all’anno dalla pesca degli astici. Lo sviluppo sostenibile deve andare di pari passo con lo sviluppo economico. In aggiunta è stata sviluppata anche una banca dati per caratterizzare a livello genetico le specie, permettendo di distinguere con precisione gli individui immessi nel territorio.”

Dopo la presentazione del Professor Nascetti è intervenuta la Dottoressa Roberta Cimmaruta per spiegare l’utilizzo e la grande opportunità offerta dalle reef ball; non solo per evitare il fenomeno dell’erosione costiera e la pesca in zone limitrofe alla costa, ma anche per il ripopolamento dei fondali. Le reef ball sono campane di cemento con dei fori e dal peso di due tonnellate circa. Grazie al loro peso impediscono la scomparsa delle coste e per merito del loro materiale garantiscono l’adesione di molte specie animali e vegetali incrostanti “a Venezia vengono utilizzate per allevare ostriche” delucida Cimmaruta.

“Il progetto è stato impegnativo sia dal punto di vista tecnico che amministrativo-burocratico – enuncia la Ricercatrice - Siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo portato a termine. I progetti FEAMP sono molto applicativi: anche se considerati brevi perché durano pochi anni, sono estremamente importanti per il territorio.

Le barriere di reef ball sono state messe in corrispondenza della foce del fiume Marta. La loro struttura è stata ideata in modo tale da richiamare le specie incostranti e molte specie di pesci, che entrano dai fori le utilizzano come rifiugio, quindi sono adatte per il ripopolamento delle specie. Oltretutto, poiché sono stati posizionati nella foce del Marta – spiega Cimmaruta - un fondale essenzialmente fangoso, aumenta la complessità dell’habitat in termini di biodiversità. Anche in questo caso il beneficio è sia dell’ambiente che della pesca.

Con la presenza delle reef ball nell’ambiente aumenta anche l’indice di dimensione delle specie, un dato fondamentale per il pescato. La grandezza delle specie va di pari passo con una miglioria nella conservazione e dell’economia: un pesce più è grande e, oltre ad avere un maggior introito, più uova produce. I dati sottolineano – conclude - che il progetto ha innescato un circolo favorevole perché si sono create le condizioni per proteggere l’ambiente, far risalire la biodiversità e sostenere la pesca.”






Facebook Twitter Rss