ANNO 16 n° 273
L’evento del 2016:
l’Anno Santo
Riflessioni sull'appuntamento voluto da Papa Francesco
31/12/2015 - 02:00

di Alessandro Masella

Il Giubileo, l'esigenza di propiziarsi la misericordia divina per la remissione delle proprie colpe, è un evento non nuovo. Anche il nome è antico! Il termine ebraico ''yobel'' indicava originariamente il montone o l’ariete; in seguito il ''corno di caprone'', quindi ''suono di allegrezza ottenuto con il corno'', infine comprensibilmente ''giubilo''.

Presso gli Ebrei il Giubileo cadeva ogni 50 anni; si annunciava facendo echeggiare squilli di trombe; i beni dati in affitto ritornavano agli antichi proprietari e gli schiavi diventavano liberi. In ambito cristiano ''Giubileo'' significa perdono dei peccati da parte di Dio con l’intercessione del Pontefice.

Il primo Giubileo venne promulgato da papa Bonifacio VIII nel 1300; in seguito l’evento si è ripetuto più volte soprattutto per infondere una fresca speranza ai poveri e a quanti - affranti da guerre malattie e calamità naturali - si appellavano alla misericordia di Dio per il perdono delle proprie colpe.

Giotto, a proposito del primo di questi eventi, dipinse il pontefice Bonifacio in pompa magna, ma Dante nel viaggio allegorico della Commedia attraverso i 3 regni dell’oltretomba diede al papa tutt'altra veste, ponendolo nell'Inferno. La simonia all'epoca era molto imperante! Durante i Giubilei i pellegrini venivano a Roma anche per vedere il cosiddetto ''Velo della Veronica'': un sudario servito a detergere il volto di Gesù durante l'ascesa al Calvario. Su tale telo - secondo la leggenda - era rimasta impressa l'immagine del volto del Salvatore. Peccato però che durante il ''sacco di Roma'', operato dai Lanzichenecchi di Carlo V nel 1527, tale velo fu distrutto insieme a molte altre reliquie che vennero profanate.

L’8 dicembre 2015 papa Francesco, tra le fortissime tensioni che attanagliano i rapporti internazionali e gli scenari di un possibile terzo conflitto mondiale, scatenato dall'Occidente contro lo stato islamico dell’Isis, ha dato inizio a un nuovo grande Giubileo della Misericordia.

Roma, la città eterna, per un anno intero sarà il luogo ove molti fedeli si raccoglieranno, per un momento collettivo di preghiera e di riflessione sulla fede religiosa e su tutto ciò che costituisce i valori universali e perenni dell’umanità. A differenza del passato però, quando l’evento giubilare evocava soprattutto grandi aspettative escatologiche e apocalittiche, oggi la situazione è cambiata: valenze diverse configurano un contesto nuovo. Istanze sociali politiche etiche ed economiche prevalgono su quelle religiose.

Se questo Giubileo servirà a pensare un mondo diverso e migliore di quello in cui viviamo, senza le sfide dell’Isis e il pericolo di una guerra mondiale - magari fatta a pezzi - allora che ben venga!

Il papa parla di Giubileo della Misericordia. Che cosa è la misericordia?

Come ''giubileo'' anche ''misericordia'' è una parola molto antica: significa propriamente amore per il prossimo. Non bisogna confondere tuttavia l’idea di misericordia con quelle di carità pietà compassione buonismo o stucchevole perdonanza. Tutt'altro!

La misericordia (misereor in latino significa avere pietà) è ciò che si oppone all’egoismo individualistico. Indica remissione dei nostri debiti in un mondo, per contro, fatto di diseguaglianze e di ingiustizie. Del resto sul suo stemma il papa riporta il motto, ripreso dalle omelie di Beda il Venerabile, ''Miserando Atque Eligendo'' e già qui c'è la radice della misericordia! Dio perdona tutto e perdona tutti: ecco un'affermazione forte di un Cristianesimo che non se ne avvertiva più il sapore.

Sono i poveri i veri privilegiati della misericordia, sia quella di Dio sia quella degli uomini. Anche nell’Islam questo concetto è tenuto altissimo: nel Corano Dio è definito come il ''Misericordioso''.

In questo senso il Giubileo di Francesco acquisterà certamente una dimensione ''ecumenica'', cioè universale, aperta a tutti, credenti e non, Ebrei Musulmani e Cristiani, uniti in un discorso di pace contro le guerre e gli stermini. Già le modalità di inizio e di apertura della ''porta santa'' lo dimostrano.

Bergoglio ha aperto la prima porta santa a Bangui nella Repubblica Centroafricana, già domenica 29 novembre 2015, durante il suo lungo viaggio apostolico in Africa. Fu il papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che nel 500 iniziò il rito della Porta Santa. A Roma oltre alle 4 basiliche maggiori (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura) ce ne sono altre 3 di porte: Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo al Verano e San Sebastiano fuori le mura.

La prima porta in San Pietro è già stata aperta, ma tutte si apriranno a breve (quella della basilica di Santa Maria Maggiore all'Esquilino, ultima, verrà dischiusa a Capodanno), come tante altre in tutte le parti del mondo dove c’è il cattolicesimo.

Che cosa significa tutto questo? Una porta si apre per far entrare qualcuno! Questo qualcuno può oggi essere il diverso, il povero perseguitato, il profugo, il clandestino. Peraltro una porta si apre per permettere un passaggio, per far entrare un fratello, per facilitare il cammino delle genti e soprattutto per rompere le barriere e permettere il dialogo transculturale e multireligioso.

Ciò che bisogna rigettare non è la metaforica apertura della porta ma ridurre la cosa a semplice kermesse, rappresentata più per impinguare le borse dei commercianti che riceveranno i pellegrini, che non per migliorare i nostri intendimenti verso un mondo della vita più giusto, più libero, più teso alla tolleranza, alla bontà e all’amore per il prossimo, anche se diverso e negletto.

Vedere il Giubileo solo con significato profano, come una festa, un caravanserraglio, un afflusso di persone, più visitatori che fedeli o pellegrini, è riduttivo e mercantilistico. Il Giubileo non deve avere questa accezione! L'avvicendamento a Roma di milioni di persone quest'anno avrà certamente un significato di grande universalità si da promuovere il dialogo interreligioso e la pace tra i popoli. Il dissenso con il terrorismo islamico fondamentalista dell’Isis è d'altro canto esempio di una tragica discordia che presto può portare ad atrocità di ogni sorta.

Non deve infine il Giubileo essere roboante tour turistico, intriso di edonismo, spettacolo di clamore, per ammirare i vincastri dorati dei vescovi che segnano il passo nelle maestose basiliche maggiori di Roma. Sembra che Francesco non voglia una festa pragmatica, magari adornata di souvenirs religiosi, come santini e cartoline. In questi frangenti tutti si farebbero osti albergatori e ristoratori, a caro prezzo!

Un no secco darà il papa certamente a tutto ciò; è il ritorno della chiesa alla semplicità e alla spiritualità delle origini che lui vuole! E' tempo forse che la chiesa di Roma dia un messaggio chiaro a tutti gli uomini del pianeta che credono nell’esistenza dello Spirito e di un unico Dio, mettendo da parte il potere temporale e curiale della chiesa. La curia di Roma è stata infatti definita come ''l'ultima corte d'Europa''.

Al mondo moderno serve dialogo tra i diversi credi religiosi. Dialogo che deve farsi cultura, fratellanza, tolleranza, rispetto per ogni etnia e diversità. Non può più arrogarsi la chiesa cattolica il diritto di monopolio su tutte le verità, spirituali e non. Può però costituire una sfida etica per rilanciare la pace soprattutto con il califfato dello stato dell’Isis, teatro odierno di atrocità belluine, indegne di ogni moderna umanità.

Le atrocità commesse dall'Isis ultimamente inducono a pensare; il fanatismo e il terrorismo non si combattono con la spada ma riportando le loro istanze - anche se barbare - sul tavolo della cultura e del dialogo. Spesso dietro i loro inumani comportamenti e atrocità si nascondono istanze e interessi politici e di potere che vanno svelati. E' meglio quindi che la Chiesa di Roma abbandoni i Vexilla Regis del potere, mostrando soltanto i Vexilla Domini a tutti gli uomini, credenti e non, esortandoli ad abolire la guerra la fame e l'ignoranza e mirare al bene e al progresso dell'Umanità. Ecco perché il Giubileo più che curare l'aspetto sampietrino di mercato di massa, simile ad un expò, fatto di bancarelle che vendono false reliquie cassette benedizioni immaginette indulgenze e sampietrini, con il bene placido di amministratori ristoratori e affittacamere, che già impazienti per i guadagni futuri aspettano i pii visitatori Romei provenienti da ogni parte della Terra, deve rivedere la dottrina e le verità nate nei numerosi Concili dall'antichità a oggi, riaffermando con forte enfasi quella parola, in parte oggi smarrita, che fu il vero insegnamento di Gesù di Nazareth: unico Verbum che illumina e redime tutti gli uomini portandoli glorificati al Padre, benevolo e misericordioso.




Facebook Twitter Rss