


'Sammontana. Da 80 anni, un'estate senza fine'. Link allo spot - Estate 2026: https://www.youtube.com/watch?v=7bH19I1lTiw

VITERBO - Mentre tutti dormono, i bambini tacciono davanti a un tablet “che il guardo esclude”, le onde del mare spazzano inerti il caldo torrido e qualche anziano continua a tuffarsi, Gino Paoli e Ornella Vanoni sopravvivono al travaglio dei tempi: questa è l’umanissima strategia che Sammontana ha incarnato per la realizzazione di uno spot promozionale, rilasciato appena prima del solstizio estivo. Ma siamo sicuri che i due artisti, cantanti per intuizione ed esseri umani di professione, si sarebbero adagiati su una narrazione così nostalgica?
Benintesi, non parliamo del suggestivo claim, che raggiunge l’obiettivo e fidelizza anche i più giovani: ci rivolgiamo a chi mitizza il ricordo, romantica boccata di freschezza, mentre, per il principio dell’opposto, i ragazzi debbano essere tre metri fuori dal mondo. Invece, mode giovanili alla mano, le sonorità rilassanti e in voga nei decenni scorsi sono sempre più apprezzate, in parallelo a una riscoperta di abitudini lente e gradevoli e alla corale dismissione dei diversivi digitali in più.
Ornella Vanoni sapeva bene che la gente non è mai fuori moda, e Gino Paoli ci ha regalato l’eternità di questa impressione: “Senza fine”, il brano scelto come soundtrack da Sammontana, è ideale nel contesto del claim prodotto, tutto incentrato sulla vita quotidiana di singoli e famiglie innamorati. Di chi e di che cosa, potremmo chiedere allo spot stesso?
Beh, in primo luogo dell’estate italiana, che rappresenta la recente linea tematica di un progetto pubblicitario dell’azienda. Poi, delle relazioni imperfette, veritiere e durature, degli scogli duri e soggettivi, mai sovraestendibili – la maternità, l’essere nonni, le vacanze con il vento in poppa e i semplici ritrovi al mare – e infine le corse in motorino che documentano tutto, forse meglio di una fotocamera inflazionata e performante.
Con questo, lo spot non demonizza affatto la scia dei mass media nell’offrire supporto: il nostro girato inizia proprio con una notizia di radiogiornale, dedicata alle alte temperature e accompagnata da teneri home video.


“Senza fine” sembra un idillio esorbitante e collettivo, che solo le voci delle persone coinvolte tengono a bada nel suo impeto (e impatto): due ragazzi acciambellati su una moto in corsa, al ritmo della spigliata sposina che canta (indossa un abito bianco in pizzo), un gruppo di signore sedute in paese e un gelato al cucchiaio aperto a ravvivare la scena, meravigliosi ragazzi caricati dalla techno, una barca straripante di parentado in viaggio, una mamma che porge al pargolo il primo assaggio di un dessert Sammontana.

Passiamo al microscopio l’ultima scena. A regnare sovrana, a mo’ di vestale dell’amore vero, è la fine di strofa “Nelle tue mani/Mani”, un’allusione al tatto come dimensione esplorativa del cibo per i bimbi molto piccoli. Una sonora delicatezza che non si incipria di infingimenti e book compassati del primo compleanno, ma si arricchisce della protezione di una donna giovane, vestita di incitazioni e attenzioni per suo figlio.

Scena madre (stavolta, non per la rappresentazione di un legame filiale): un nonno si pappa il gelato al pistacchio, ignaro di trovarsi nell’occhio del ciclone. La moglie lo rimprovera per questa leggerezza, i bellissimi nipoti ne rimangono esterrefatti: la colonna portante del formicaio, a volte, ha tutto il diritto di farsi cicala.
E poi le feste per le onde, le feste con le luminarie e una bimba che assiste a una toccante esibizione canora, gelati trafugati, consegnati, “spesati”, diluiti, dedicati, mai pesati. Questo è l’italian point of view che ci aspettavamo da una tale soluzione promozionale, che non rimane comunque compiuta e ci addestra a lasciare in un angolo il prodotto-vantaggio. Ovviamente, a favore del prodotto-contesto: una trama per i momenti felici, difficili e musicali che il nostro popolo e tutto il mondo vivono in funzione degli incontri.

Alla fine, il vorace assaggio di un bambino e gli stessi ragazzi dell’inizio del claim si presentano come fari di questa narrazione: i “grandi” che si sciolgono – e il gelato è già brodo di giuggiole – e il casco poggiato sulla moto solitaria, mentre un tramonto di speranze intreccia i destini di nuove anime e il continuum evolutivo rimane laddove è nato.
“Da 80 anni, un’estate senza fine”. Italiana, sì. Ma mondiale, virale, globale, condivisa ci piace di più. E ci fa bissare la coppetta di gelato, un attimo che, come l’amore, è per sempre.
