


TARQUINIA - Flipped Prof, cosa ci ha combinato? Lo pseudonimo di Marco Mellace nel digitale è diventato storia: è sua la ricostruzione della Necropoli tarquiniese dei Monterozzi con il porto di Gravisca, ovviamente corredata da una visuale sull’antica civitas (il centro cittadino dei primordi secondo i Latini, a cui gli Etruschi, punta di diamante delle nostre terre, non hanno nulla da invidiare).
Il piccolo capolavoro in 3D è costato fatica a Mellace, ma il coraggioso docente, che ha all’attivo il suo progetto dal 2017, ha intrapreso la sua creazione con una vocazione essenziale: quella di essere d’aiuto. Tra riproduzioni multimediali e lezioni di supporto fornite per la DAD, la facilità d’ascolto della sua didattica e le caratteristiche plastiche del metodo impartito rendono Flipped Prof uno sportello di appoggio non solo per gli studenti che desiderano approfondire, ma anche per gli appassionati e gli eruditi dal cuore grande.

Mellace è operante come insegnante di sostegno all’IIS “Luca Paciolo” di Bracciano ed è forte delle sue origini anche nell’offerta dei contenuti. Visitando il portale preposto a spiegarne la missione, colpisce un dato assai evocativo: il docente non indica mai parlando di sé stesso i numeri del suo canale YouTube (nome: “filpped prof”), le finalità dei suoi video e la capacità di attirare il pubblico. Un insegnamento di altri tempi, che vede le sue basi nel racconto umile e il suo prolungamento nell’esperienza degli studenti.
Nato a Ladispoli, ha realizzato altri importanti traguardi con i progetti in 3D: una riproduzione dell’Ara della Regina, una che ritrae Cerveteri e da pochi mesi quelle dei porti di Punicum, Pyrgi, Alsium e Fregenae, rinnovando il suo entusiasmo per il mare. Un elemento che lascia presagire, detto con una forma mentis etrusca, la volontà di incontrare nuovi sbocchi e nuovi percorsi.
Uno dei meriti di questa eccellenza del web è l’aver ricreato la città di Tarquinia ai tempi della civiltà etrusca, sempre meno avvolta – grazie a illustri contributi – dalla sua storica patina di mistero. L’insediamento della dodecapoli etrusca, nominato Tarchna dal leggendario Tarconte (fratello di Tirreno nella tradizione), rappresentava all’epoca una spura, ossia una città-Stato presieduta da cariche amministrative di alta levatura e magisteri incarnati da collegi sacerdotali. L’alleanza era stata istituita per rafforzare l’Etruria come potenza economica, ma il carattere sacrale delle sue istituzioni – il cuore di ogni trutnvt, augure, e del netsvis, l’aruspice – era comunque imprescindibile e sorreggeva il funzionamento dell’organismo statale.
Tarquinia fu sottomessa a Roma nel 295 a. C., ma tra il VI e il VII secolo fu la culla dei re che la storiografia, soprattutto quella della stessa Roma repubblicana, indica nelle figure di Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Scomparsa nel tardo Medioevo, rinacque nella vicina Corneto, rinominata Corneto-Tarquinia nel 1827 e infine Tarquinia nel 1922.

La spontaneità e la dedizione di Mellace non si esauriscono nel fermare il tempo, ma nel donare a ciò che è successo una vita pulsante, diversa, che integri i vinti nelle nostre radici. Uno scorcio sulla preistoria del nostro amore per la vita, che qualcuno ha onorato prima di noi con una coppa di vino sul triclinio.