ANNO 16 n° 272
L'ultimo saluto a Giancarlo Bovina
Oggi a Latina i funerali del geologo ritrovato morto nella selva del Lamone
02/05/2017 - 02:01

FARNESE - Si svolgeranno questa mattina alle 11, nella chiesa di san Francesco a Latina, i funerali di Giancarlo Bovina, il geologo ritrovato cadavere sabato pomeriggio nella grotta ''Pozzo del Diavolo'', a Farnese.

L'uomo, negli ultimi messaggi, aveva detto agli amici che si sarebbe recato nella selva del Lamone per una esplorazione ma da venerdì sera, di lui, si erano perse completamente le tracce. L'allarme è arrivato sabato mattina ai carabinieri di Tuscania che hanno immediatamente avvisato, verso le 12,25, i vigili del fuoco.

Le ricerche, andate avanti nel bosco per tutto il pomeriggio, sono state condotte dalla squadra di Farnese e dall'unità di comando locale di Viterbo. Decisivi per rintracciare il geologo sono stati l'utilizzo delle procedure Tas (topografia applicata al soccorso) e il collegamento con il suo telefono cellulare. Il corpo è stato ritrovato dai vigili del fuoco e dai guardiaparco all'interno della grotta ''Pozzo del Diavolo'', a poco distanza dalla macchina lasciata parcheggiata dell'uomo. Sul posto anche i carabinieri di Farnese. A causare la morte di Bovina, con tutta probabilità, è stata solo un tragico fatalità: il magistrato non ha ritenuto necessario un esame autoptico sul cadavere e la salma è stata riconsegnata alla famiglia.

Geologo, 61 anni, residente tra il capoluogo pontino e Cellere, Giancarlo Bovina era curatore del blog sublimes.it. ''Esplorare per me - scriveva - significa ritrovare la sacralità del luogo. E’ questa la scoperta che amo condividere''. Proprio la sua passione per le esplorazioni lo ha portato a conoscere bene i percorsi più selvaggi e incontaminati della Tuscia: Monte Bisenzio, la via Francigena, Vulci e il lago del Pellicone, i romitori della valle del Fiora e proprio quella selva del Lamone dove, per colpa del destino, perderà la vita.

Così la descriveva nel suo blog:

''Un luogo dove la natura geologica è prepotente nonostante il paziente lavoro della vegetazione abbia tentato di obliterarne le asprezze. Il Lamone è una articolata colata lavica, in blocchi neri, disgiunti e ricoperti di muschi, che sembrano caoticamente ammassati da mani ciclopiche. Se non fosse per i sentieri ben segnati, che conducono a luoghi dal nome evocativo come  Rosacrepante, Voltapietre, Semonte, Rofalco, ci si perde facilmente in questo intrico di pietre, carpini neri, lecci  e cerri; ma il momentaneo spaesamento porta ad una vertigine positiva. Presa dimestichezza con la natura selvaggia del luogo, l’immersione nella selva consente di allacciare una relazione profonda con la foresta, che può essere, come nelle pratica giapponese dello Shirin-yoku, terapeutica''.




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