ANNO 16 n° 275
Lui la picchia ma lei lo difende, perizia psichiatrica per entrambi
Finita all'ospedale pił volte, in aula nega tutto per salvare il compagno
11/11/2016 - 02:00

VITERBO – ''Sono stati solamente piccoli incidenti domestici. Sono sbadata: cado e inciampo spesso. Mi faccio male. Ma lui non c’entra niente''. M.S.A. è pronta a tutto pur di difendere il suo uomo. Anche a rinnegare il passato e l’inferno in cui per mesi ha vissuto. Un inferno fatto di ospedali, di cure mediche e di corse al pronto soccorso di Tarquinia, perché vittima della violenza cieca del marito. Lividi e contusioni al costato, fratture al gomito, all’omero, alla tibia e all’avambraccio. Ma non solo. Rottura del radio e dell’arcata sopraccigliare. È questa la lunga lista delle lesioni più o meno gravi, che nei mesi la donna ha collezionato.

Conviventi da due anni e sposati dal 19 settembre scorso, il matrimonio tra M.P. e la donna non sembra essere cominciato sotto la migliore delle stelle: lui è recluso nel carcere di Mammagialla dal 12 ottobre. Giorno in cui i carabinieri di Tuscania lo arrestarono per aver picchiato la moglie. Ora, di fronte al giudice Rita Cialoni, dovrà affrontare un processo per direttissima per lesioni gravi e minacce.

''Litighiamo spesso – ha continuato la donna – ma è normale. Siamo senza lavoro, quando a casa non ci sono i soldi, siamo nervosi e qualche scontro nasce sempre. Come in ogni famiglia. Involontariamente, qualche volta, può avermi colpito. Ma non ha avuto mai intenzione di farmi del male. Io non ho paura di lui, gli voglio bene. E mi manca ora che è in carcere.’’.

Lo difende e lo giustifica, come se l’incubo in cui vive fosse cosa normale: ''Una volta, ricordo, che era uscito per cercare lavoro. Al suo rientro, l’ho visto strano: non aveva trovato niente. L’ho stuzzicato dicendogli che non era un vero uomo, perché si faceva mantenere ancora dalla madre. Lui nel girarsi mi ha colpito. Ma è stata anche colpa mia: dovevo evitare. Dovevo stare zitta''.

Un’udienza che ha del surreale. La donna ritratta completamente quello che disse ai carabinieri nei mesi scorsi. Per lei, quell’uomo, non ha alcuna volontà di farle del male. Per lei, quell’uomo, è il complice e compagno ideale. ''Insieme abbiamo vissuto dei momenti bellissimi, anche grazie alla terapia antidepressiva che seguiamo. Ci aiuta a rilassarci e a superare i momenti di difficoltà''.

La sentenza, però, non arriva, nonostante accusa e difesa abbiano formulato le proprio richieste di pena. Il giudice prende tempo. Vuole vedere chiaro sull’intera vicenda e non vuole commettere errori, da donna, prima ancora che da togata. L’udienza è stata rinviata al prossimo 12 gennaio. Per entrambi è stata disposta una perizia psichiatrica per valutarne la capacità di intendere e di volere e per l’uomo sono stati disposti i domiciliari a casa della madre.






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