ANNO 16 n° 273
Lombardia, il caso della commessa alla società della famiglia di Fontana
Il ceo: “Fatto tutto a mia insaputa”
08/06/2020 - 07:00

LOMBARDIA - Un ordine da 75mila camici e 7mila set con calzari e cappellini per un importo di 513mila euro. È ciò che Aria spa, la centrale acquisti della Regione Lombardia, ha chiesto attraverso l’affidamento diretto di una fornitura a Dama spa, l’azienda amministrata dal cognato di Attilio Fontana, Andrea Dini, fratello della moglie del presidente lombardo, Roberta.

“Quella che doveva essere una donazione si è trasformata in acquisto per poi ritrasformarsi in donazione”. Con le parole del consigliere lombardo M5s Massimo De Rosa, la vicenda sui camici a Regione Lombardia forniti da una società vicina al governatore Fontana arriva dritta nel dibattito tra le forze politiche rappresentate al Pirellone. Mentre il presidente leghista ha annunciato querela al Fatto Quotidiano e diffidato Report dal mandare in onda stasera il servizio-scoop del giornalista Giorgio Mottola, non sono solo i 5 Stelle a chiedere un chiarimento, ma anche il Pd: “Serve chiarezza sui camici, le istituzioni siano senza ombre”, dichiara Fabio Pizzul. Di certo dal lavoro della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci emerge che sulla fornitura in questione c’è stato – nella migliore delle ipotesi – un pasticcio. Il 16 aprile Aria Spa, la Consip della Regione, affida la fornitura di dpi alla società Dama. Secondo il documento recuperato da Report, Dama deve iniziare le consegne quel giorno, mentre il pagamento avverrà a 60 giorni e il 30 aprile emetterà regolari fatture. Che il 22 maggio vengono stornate. Il ceo della società (e cognato di Fontana), spiega così: “Chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”.

Ed è su questo punto che si concentrano le osservazioni delle opposizioni. “Fontana si faccia da parte. Adesso abbiamo anche donazioni a pagamento! – attacca Massimo De Rosa – Una ‘gara non gara’ avvenuta ad insaputa dei protagonisti ma per errore dei collaboratori e quindi, a quanto pare, quella che doveva essere una donazione si è trasformata in acquisto per poi ritrasformarsi in donazione, magie che solo i leghisti possono fare nonostante intorno a loro ci fossero migliaia di morti“. L’esponente pentastellato, poi, aggiunge: “Chiederemo nel prossimo Consiglio perché non hanno indetto una gara rispettando la concorrenza e le regole dell’evidenza pubblica – ha aggiunto – faremo un accesso agli atti chiedendo copia della determina di affidamento. Il primo ad essere ascoltato nella Commissione d’inchiesta sarà proprio il presidente Fontana e non solo per le Rsa”. A far eco a De Rosa è Marco Fumagalli, capogruppo del M5S Lombardia: “Fontana dovrà riferire in Consiglio regionale sulla vicenda dei camici. È necessario per poter continuare a lavorare serenamente in attesa che si faccia chiarezza e in attesa di questo è necessario, come più volte abbiamo chiesto in I commissione, che si prenda in mano la situazione delle partecipate. Troppe brutte storie intorno ad ARIA SpA – ha sottolineato – Non vogliamo trarre facili conclusioni ma Fontana ci metta nelle condizioni di poter verificare. Altrimenti le conclusioni si traggono da sole”.

 

FONTE: ilfattoquotidiano.it




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