


VITERBO - Una donna uccisa ogni 72 ore. E' triste ed impietoso il bilancio di morte che riguarda i casi di femminicidio in Italia. Nel nostro paese fino ad oggi, 110 donne hanno perso la vita per mano dei propri aggressori. I dati evidenziano che la fascia d'età in cui le donne sono maggiormente vittime di abusi oscilla tra i 35 e 50 anni e che, negli ultimi anni, il trend è in ascesa. Aumentano anche le denunce, che restano tuttavia una percentuale bassissima rispetto alle violenze reali.
Secondo i dati forniti dal Telefono Rosa, nel 2021 le richieste di aiuto sono state ben 2168, un dato sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno ma tendenzialmente in crescita per via della pandemia e delle restrizioni dovute al lockdown. La convivenza forzata con il proprio marito o compagno violento ha infatti spinto sempre più donne a farsi aiutare. Non solo per la voglia di rinascita o di riscatto, dietro una denuncia si nasconde un universo frammentato di nuove consapevolezze: la presa di coraggio, il non sentirsi più 'sole', sapere di essere assistite da un team di valide professioniste, ha fatto alzare il range di età delle donne che denunciano.

La violenza, come dichiarano le volontarie del Telefono rosa, è un fenomeno trasversale che non conosce confini geografici, culturali o sociali. Numerosi studi hanno infatti evidenziato che I'aggressore, nella maggior parte dei casi, è una persona con un livello culturale medio e un lavoro regolare.
Ma la presa di coscienza delle donne è mutata nel tempo. Ciò è dovuto probabilmente ad una maggiore autostima e ad una diversa consapevolezza della violenza, sia essa fisica, psicologica o morale.
Abbiamo chiesto a Maria Gabriella Moscatelli, presidente del Telefono Rosa, come è cambiata nel tempo la percezione della causa della violenza da parte delle vittime? Sicuramente possiamo dire di aver fatto molti passi avanti, ma alcune cose non sono cambiate. La violenza, come diciamo sempre, ha una radice culturale che si fonda su un concetto della donna molto sbilanciato rispetto alla figura maschile. La donna è sempre stata vista come quella che in qualche modo se l’è cercata, come se la violenza derivasse da un atteggiamento in particolare. Oggi forse, come donne, siamo più consapevoli e più capaci di capire che la colpa non è certamente nostra. Purtroppo ancora oggi leggiamo sui giornali: amore malato o raptus di gelosia, questi stereotipi non aiutano le vittime. Tanto è stato fatto, ma tanto ancora c’è da fare.
Nonostante siano aumentate le denunce da parte delle donne, rimane sempre altissimo il numero di violenze consumate tra le mura domestiche. ln che misura questo è sintomatologia di malessere sociale? Più che di un malessere sociale direi che è il frutto di una cultura ancora maschilista. L’uomo spesso vede la donna come un oggetto da possedere e non come una persona. La violenza esiste ed è una piaga sociale importante. Durante il lockdown tantissime situazioni sono esplose, compromettendo un equilibrio già precario. Non dobbiamo inoltre mai dimenticarci che dove c’è una mamma che piange c’è sempre un figlio o una figlia che soffrono.
Infatti la violenza non sempre è solo fisica, molte donne sono vittime di violenza psicologica.
Quando c’è una violenza fisica è presente molte volte anche una violenza psicologica. Non possiamo quantificare il numero, ma possiamo dire che la violenza psicologica è spesso un campanello d’allarme. Lo schiaffo è solo la fine di un processo che si è già innescato.
Se una donna si reca al pronto soccorso con evidenti segni di maltrattamenti, scatta automaticamente la denuncia oppure no?
La denuncia scatta solo dopo 20 giorni di prognosi e non prima.
Cosa succede quanto una vittima prende coraggio e contatta un centro antiviolenza? Possono succedere tante cose, ogni donna è diversa e con una propria storia. Alcune chiamano solo per avere un aiuto psicologico, altre invece vogliono iniziare un percorso anche legale e denunciare. Lasciamo sempre che siano loro a scegliere. Iniziare un percorso per la fuoriuscita dalla violenza è difficile e doloroso, quindi la donna deve essere convinta. Noi possiamo solo fornire gli strumenti e tutto l’aiuto e il sostegno.
E bene ricordare che sono considerati atti persecutori intesi come molestie e/o minacce ripetute (e quindi stalking) i seguenti comportamenti: telefonate e/o sms con minacce e insulti. comportamenti ossessivi per attenzioni non richieste, appostamenti fuori dal luogo di lavoro, sotto casa, danneggiamenti intenzionali a cose di tua proprietà come ad esempio la macchina, la cassetta della posta, la porta di casa ecc..., minacce a persone unite a te da un legame affettivo, e tutti quegli atteggiamenti che turbano le normali condizioni di vita e che mettono in uno stato di insicurezza e di timori per te stessa.