

GRAFFIGNANO - Sarebbe stato ospite dello zio per scontare la propria condanna agli arresti domiciliari: peccato che qualcosa, in quella convivenza, deve essere andata storta. Prima piccoli battibecchi quotidiani, poi vere e proprio litigate, l'ultima delle quali finita quasi in tragedia.
''Li ho sentiti litigare in maniera molto pesante - ha spiegato in aula un vicino di casa - ma ho come l'impressione che i motivi fossero pregressi. Appena si sono visti, hanno preso fuoco come paglia appoggiata sulle fiamme senza darsi nemmeno il tempo di parlare''.
Siamo a Sipicciano, in una calda serata di metà luglio del 2012. L.P., 75 anni e M.M., il giovane nipote trentenne, sono fuori dalla loro abitazione. Il paese è in silenzio e gran parte delle finestre delle case sono aperte: tutti, o almeno i più vicini, avrebbero potuto sentire quelle urla e quegli schiamazzi.
''Sono sceso, mi sono avvicinato. Ho anche provato a dividerli, però non mi sono frapposto fisicamente per paura. Ho tentato di separarli a parole- ha proseguito lo stesso testimone - dopo alcuni minuti la rissa è scemata da sola''.
Si è conclusa, ma non senza conseguenze. Quando il ragazzo si allontana dallo zio ha la maglietta macchiata di sangue e un'enorme ferita. ''Era chiaro che fosse stato colpito all'addome, ma non so se con un coltello o un cacciavite. Non ho visto niente'' ha concluso.
Immediata la chiamata ade soccorsi e il trasporto in ospedale: per il ragazzo, da quella sera, ha inizio un calvario durato un mese. La ferita avrebbe infatti perforato un polmone, causando gravi conseguenze per la salute del giovane.
Oggi parte civile nel processo penale per lesioni gravissime a carico dello zio, è rappresentato in aula dall'avvocato Franco Taurchini. Per lui non c'è alcun dubbio: la ricostruzione della difesa per cui si sarebbe trattato solo di incidente a seguito di una colluttazione, non regge. Lo zio avrebbe volutamente accoltellato il nipote.
Si tornerà in aula il prossimo 13 marzo.