ANNO 16 n° 274
L'Istituto di Istruzione Superiore 'Colasanti' si č esibito con l''Edipo re' nel Chiostro di San Francesco
La docente Maria Letizia Mariotti, referente del progetto di teatro: 'Valore pedagogico-didattico altissimo'
17/06/2024 - 07:02

 

di E.B.

CIVITA CASTELLANA - Nella serata dello scorso 7 giugno, dalle 21,15, il Chiostro di San Francesco si è rinnovato per platea e ospiti: al centro della sua emozionante ambientazione ha avuto luogo la messa in scena dell’”Edipo re”, nota tragedia sofoclea. I suoi interpreti sono stati dei giovanissimi studenti, supportati da docenti-guida nell’acquisizione di nozioni utili e atteggiamento collaborativo.

Il teatro, non un idillio comunitario esente da sforzi, ma il laboratorio formativo per antonomasia, ha aperto l’anima dei liceali del “Colasanti” all’integrazione di sagge lezioni, provenienti da un corpus di conoscenze patrimoniali sempre attualizzabili. La scissione tra il mondo esterno - lacunoso in apparenza, ma accogliente alla radice - e l’hic et nunc creativo e attivo degli scambi artistici è un tema caro agli adolescenti di oggi, appena fuori dal travaglio post-pandemico.

È la reciproca compensazione a liberare dalle caverne interiori proiezioni e impressioni fallaci, insegnandoci che il nostro destino è giungere all’amalgama e alla ricerca del vero autentico: una prospettiva più ecumenica che drastica. Come nel mito della spelonca di Platone. Come nella vita sociale di tutti.

Ci siamo rivolti alla tenacia di Maria Letizia Mariotti, referente del progetto “Teatrando e Musicando” e docente di greco e latino al “Colasanti”, per comprendere il teatro classico come fucina di empatia. Affiancata dal talentuoso regista e attore Raffaele Castria, la professoressa dispone il laboratorio con più certezze che speranze, sapendo che ogni allievo può esserne emotivamente ripagato. Nonostante ciò, la sua fiducia e la sua vitalità mantengono il sipario aperto su questo spazio di meditazione, convivenza e approfondimento del dato esperienziale: si aggiunge un posto a tavola, ma non si toglie la sedia occupata dai maestri.

“Durante le lezioni e le interrogazioni è stata notata –ha ammesso la docente – una diminuzione delle difficoltà-socio emotive degli studenti”. L’impatto del teatro sulle situazioni dei singoli “è positivo, ma non lo dico solo io, lo dicono i più grandi neuropsichiatri infantili: il teatro dovrebbe entrare come materia curriculare all’interno di tutte le scuole, perché ha un valore pedagogico-didattico altissimo. Il regista manifesta tutte le volte la sua felicità nel lavorare con i ragazzi”.

La professoressa ci ha inoltre informato che il laboratorio, nell’anno scolastico appena concluso, è stato frequentato da alunni con disturbi dell’apprendimento: una notevole occasione di arricchimento per i coetanei convolti e per lo stesso Castria, definito come un abile psicologo in virtù della sua vena introspettiva. 

Anche il pubblico si è sentito coinvolto dalla grandiosa esperienza proposta? “Per un’ora intera – ha rivelato la docente – sono rimasti immobili, non hanno fatto alcun rumore. Capita a volte che si agitino o applaudano i loro figlioletti o nipoti, invece la sensazione che abbiamo avuto è che siano stati rapiti dallo spettacolo: per un’ora e cinque minuti c’è stato un silenzio totale. Gli applausi sono arrivati alla fine, ma nessuno ha interrotto l’iter della recitazione”. Una performance che convoglia sentimento e rispetto nel canale della libera espressione di sé.

Maneggiare l’”Edipo re” nella sua scomoda attualità è connettersi con “l’attenzione alla verità, che oggi sta sfuggendo di mano. È non solo un’attenzione alla ricerca della verità, ma a come essa è ricercata, perché Edipo vuole compiere tappe corrette dal punto di vista scientifico, cercando testimoni oculari”, come da antica prassi per la selezione delle fonti. Un match con i contesti che ci vorrebbero allineati, più che legati da un’atavica fratellanza: una dichiarazione di autonomia, un discernimento del vero che nell’opera di Sofocle spetta all’indovino Tiresia.

“Tiresia è dentro ciascuno di noi – afferma la professoressa – ed è la scintilla che ci fa nascere il sospetto, che ci fa conoscere parti inedite di noi”. Una lezione storica che non si distacca dal fine del laboratorio, portando i ragazzi ad accogliere in prima persona la propria ritrovata sincerità. Ragazzi che vengono da classi diverse, indirizzi e background conciliabili nell’unione e nell’imparare a mescolarsi, sapendosi sempre distinguere: ecco la didattica del teatro nella sua delicata sfrontatezza. What else?

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