

VITERBO – Marco Travaglio sbarca a Viterbo e fa campagna elettorale per Filippo Rossi e alla sua lista di destra-destra. Fin qui nulla da eccepire, si potrebbe semplicemente dire che il vice direttore del Fatto Quotidiano è tornato a casa. Come Lessie. Travaglio è ovviamente libero, a casa sua e sul suo giornale, di sostenere chi vuole. Ma il problema è un altro: il ruolo dell’università della Tuscia nella conferenza pro Rossi, candidato sindaco di Viterbo.
L’incontro con Travaglio fa parte di una serie di conferenze battezzate “Nell’officina della comunicazione”, organizzate dal Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo, in collaborazione in parte con il quindicinale Melting Pot e in parte con la Fondazione Caffeina. E, guarda caso, l’appuntamento con Travaglio appartiene appunto a quest’ultima specie. E’ bene ricordare che Rossi è stato presidente della Fondazione Caffeina fino a qualche settimana fa e, per sua stessa ammissione ne è ancora il deus ex machina, in quanto continuerà ad occuparsi del programma.
Travaglio, nel suo intervento, ovviamente, ha inserito un passaggio sulle beltà delle liste civiche che parteciperanno alle prossime comunali. E tra le tantissime che saranno in lizza a Viterbo, si è complimentato con Rossi per averne fatta una.
A questo punto s’impongono dei quesiti ai responsabili dell’Ateneo, in primo luogo al magnifico rettore Marco Mancini, che è anche presidente della Crui: come è stato possibile che un’iniziativa per così dire culturale sia stata di fatto trasformata in una manifestazione a favore della destra-destra di Rossi, con tanto di crediti ai numerosi studenti che vi hanno assistito? Come è stato possibile che Travaglio ha fatto il suo ingresso nell’Aula Magna del rettorato braccio a braccio con Rossi? Come è stato possibile che a nessuno dei responsabili dell’Ateno sia venuto in mente di evitare che tutto ciò avvenisse?
E non ci si venga a dire che l’appuntamento era stato programmato ben prima che Rossi si candidasse a sindaco della città. Si sarebbe potuta rinviare. Sarebbe bastato chiedere a Travaglio di non fare riferimenti alle elezioni comunali. Meglio ancora non invitare affatto Rossi e lasciare ad altri il ruolo di moderatore. O forse, a quel punto, l’iniziativa avrebbe perso il suo vero scopo?