

di Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO - Nove anni di processo finiti l’altro ieri in Corte di Appello penale di Roma che ha, in secondo grado, deciso su un appello presentato dalla Procura contro la sentenza di primo grado dell’aprile 2014 che aveva assolto tutti gli indagati dell’operazione “Centurione” tra cui il concittadino viterbese Oliviero Sorbini titolare di un’importante azienda tipografica. Sorbini, insieme ad alti funzionari ministeriali dell’ex ministero per l’agricoltura, oggi MIPAF erano stati processati per l’accusa di corruzione che abbracciava ogni attività ministeriale, in particolare: truccare gli appalti, erogare finanziamenti pubblici con disinvoltura per 32milioni di euro a varie aziende nel periodo 2007/2011.
Finirono in carcere alcuni funzionari ed imprenditori, altri ai domiciliari.
Il primo processo decise per l’assoluzione di tutti gli imputati. La Procura propose appello e soltanto dopo oltre 9 anni dai fatti, la conferma delle assoluzioni per “non aver commesso il fatto”.
Per i danni subiti dall’ingiusto processo, dall’illegittima detenzione e dalla lungaggine giudiziaria, l’avv. Pierfrancesco Bruno, difensore di Sorbini, ha già predisposto gli atti nei confronti dello Stato italiano per ottenere risarcimento.