

VITERBO – Dopo una lunga reclusione a Mammagialla è tornato libero Francesco Leone. Il 56enne barese è finito in cella perché ritenuto la mente del sequestro di Giuseppe Spinelli, il ragioniere contabile e fedele uomo di Silvio Berlusconi. Dal 19 novembre 2012 Francesco Leone ha scontato, fino alla scarcerazione da Mammagialla dello scorso 14 luglio, una pena complessiva di sei anni e otto mesi di reclusione.
Il sequestro di Spinelli, secondo gli inquirenti che in quegli anni si sono occupati del caso, è stato progettato da Leone insieme ad altri tre complici, tutti di nazionalità albanese. I quattro avrebbero chiesto al Cavaliere ben 35milioni di euro in cambio non solo del rilascio di Spinelli e di sua moglie, ma anche per evitare la pubblicazione di documenti sensibili, dei quali dichiaravano il possesso, capaci di capovolgere la sentenza contro Fininvest.
Ma il piano di Leone e dei suoi complici non ha avuto il finale desiderato. Il ragioniere Spinelli e sua moglie, tenuti sotto sequestro nella loro abitazione, sono stati rilasciati infatti dopo 12 ore senza ottenere in cambio la cifra richiesta. In più, i documenti che Leone e i suoi dichiaravano di avere in possesso si sono rivelati in realtà inesistenti.
Il 56enne barese è balzato agli onori delle cronache anche per la complessa vicenda processuale che ha seguito il seguestro di Spinelli. Nelle aule del tribunale di primo e secondo grado infatti, il reato per il quale stava per essere condannato è stato riqualificato diverse volte. Si è passati da sequestro di persona a scopo di estorsione a sequestro di persona e violenza privata, modificato più tardi in sequestro, violenza privata e tentata truffa. Francesco Leone, al fine di alleggerire la pena decisa in secondo grado per sei anni e otto mesi, aveva perfino offerto un risarcimento di 14 mila euro, che si era procurato vendendo anche la sua auto, somma che poi successivamente è stata devoluta in beneficenza.
Ma non è tutto qui. A riassumere un’altra parte della vicenda processuale del barese è il suo avvocato, Carlo Martina, che sulle pagine di Today racconta: ''Leone avrebbe dovuto terminare la pena nel 2018 perché il magistrato di sorveglianza di Frosinone gli aveva negato 375 giorni di liberazione anticipata speciale, 75 giorni a semestre, invece degli ordinari 45, a causa di una denuncia per corruzione di un agente della polizia penitenziaria del carcere di Frosinone''. E proprio per questo, il detenuto barese era stato trasferito a Viterbo.