ANNO 16 n° 273
Libero italiano rapito in 2010 Tanzania
22/06/2012 - 10:01

'Sto bene' ma 'sono stanco'. 'Era duro, era duro'. Bruno Pellizzari, appena sceso dal Falcon 900 che lo ha riportato in Italia da Gibuti dopo essere rimasto nelle mani dei pirati somali più di un anno e mezzo, riesce a malapena a parlare, tra commozione e stanchezza, dopo il lunghissimo abbraccio con la mamma Francesca Ardovino che lo ha accolto all'aeroporto militare di Ciampino insieme al capo dell'Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri. In un italiano incerto, frammisto a parole d'inglese, risponde quasi a monosillabi alle domande dei giornalisti che lo incalzano, che vogliono sapere. E' dimagrito, provato dalla lunga prigionia ma anche dal blitz che ha portato alla sua liberazione - sulla dinamica del quale non dice nulla - e da un viaggio che gli deve essere sembrato lunghissimo.

Pellizzari sussurra un flebile 'sì' a chi gli chiede se ha avuto paura durante l'incursione delle forze somale e, forse, sudafricane, che lo hanno liberato. Ma sulla quale non sono stati forniti particolari. L'ex ostaggio riesce, sempre con un filo di voce, a dire di 'essere molto contento' e 'grazie agli italiani che sono venuti a prendermi in Somalia'. Poi ricorda che ha dormito quasi sempre 'per terra' e che 'il cibo era scarso', ma non riesce a parlare degli Shabab, gli integralisti che lo hanno sequestrato assieme alla compagna sudafricana Deborah Calitz mentre era a bordo della sua barca a vela 'Sy Choizil' al largo delle coste della Tanzania, anche lei arrivata a Roma. Mamma Francesca non riesce a trattenere le lacrime, come pure la sorella Vera, ma l'incubo è davvero finito. E senza sangue.

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, già stamattina, alla notizia della liberazione, aveva ringraziato 'tutte le istituzioni che con il loro lavoro tenace hanno consentito di giungere al risultato di oggi, al quale hanno fornito un contributo determinante anche le autorità somale del Governo federale transitorio. Ora Bruno, che ha anche il passaporto sudafricano, si fermerà in Italia, non si sa per quanto, e in questi giorni è ospite del governo. Riservata la destinazione ed escluso, da Terzi, il pagamento di un riscatto.

Da Johannesburg le sorelle di Bruno parlano di una somma che sarebbe stata concordata con la famiglia, ma che una di loro dice di non sapere se poi sia stata effettivamente versata. Dal governo del Sudafrica è giunto anche il ringraziamento all'Italia 'per il suo ruolo nella liberazione della coppia'. Ma se per Bruno l'odissea è finita, non è cosi per Rossella Urru, rapita nel sud dell'Algeria nell'ottobre del 2011 e per Giovanni Lo Porto, sequestrato nel Punjab pachistano nel gennaio scorso. Per far tornare a casa i due cooperanti, ha detto ancora il titolare della Farnesina, il governo italiano 'mantiene un'attenzione e un impegno costante'.

ansa.it






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