



VITERBO - Un intreccio smodatamente armonico tra identità e carriera, incorreggibile nel suo essere teatrale e al contempo vero: questo è l’assaggio di grinta, di tournée e libertà che ci regala Annalisa con la sua compostezza, una caratteristica che Estathè ha saputo cucirle addosso, rovistando in una visibile riservatezza originale.
L’aspetto light della versione non zuccherata del prodotto, la Zero, pare concedere agli spettatori un accostamento: quello tra gli spazi in cui diramarsi felici, consolidando le radici della propria persona, e l’assenza di edulcoranti e sotterfugi per il carattere.
Una vibe inedita fa il suo accesso nei cuori italiani, raccontando il privato di un’artista che incontra i riflettori solo per accenderli. Lo spot, girato all’Auditorium del Parco della Musica di Roma, mette a fuoco i sentimenti autentici di Annalisa, in volo sulle note del canto: somigliano allo stormo scomposto che viene inquadrato sopra i suoi occhi. Nel cielo azzurro e limpido, gli uccelli si rincorrono in una gara fulminea, lasciando deserta la location del concerto e gettando la cantante in un flusso di paure, speranze, sfumature di sé.
Annalisa è una personalità social, ma si confessa bisognosa di evadere con l’esibirsi: una dolce melodia al pianoforte la guida nell’esternare il suo istinto, introducendola prima di spalle, poi di profilo. Per lei ogni palco è un input per “osare, vivere”, ma anche “amare, gridare”, per essere “libera di sentirmi libera”: la vera natura della popstar sboccia non appena si accomoda su una seduta, in una delle prime file dell’Auditorium.
Accomodarsi, però, non significa non riflettere e smettere di fluire, perché chi si adagia è perduto, ma chi è ottimista e autocritico impara. Un artista impara a gestire la pressione, talvolta a ignorarla e mostrarsi sincero.
La scelta di Estathè non sembra aver visto esitazioni: Annalisa sorseggia la bevanda nei momenti di pausa, pur essendo la freschezza e la dolcezza del prodotto le protagoniste. È un riadattamento delle proporzioni tra azienda e testimonial, in una gamma di significati che fa da tela alle emozioni.
Il claim, nonostante l’entusiasmo, è una tirata tutt’altro che celebrativa verso Annalisa e i suoi successi: pone al centro le fragilità, le reticenze e le “pare” di un personaggio pubblico, solo alla fine orgoglioso di sfoderare un tormentone nazionale come “Bellissima”. In una società che loda le singole figure celebri, anziché la totalità dei loro apporti alla cultura, questa irruzione introspettiva ci insegna a stendere meno red carpet, soprattutto se le esperienze artistiche parlano di normalità. La normalità di un sacrificio, la normalità dell’impegno, la straordinaria e al contempo ordinaria voce interiore che ci sostiene.
Di Annalisa colpisce il glow up, la storia ispiratrice della ragazza che vive un sogno con il suo talento: la dottoressa in Fisica ha centrato un obiettivo da cui, tra mille incertezze, non vuole proprio staccarsi, travolgendo con il suo coraggio generazioni di appassionati di pop. Come nella dinamica dei fluidi, il movimento è ciò che spezza l’equilibrio e ciò che rende regolare anche l’errore, un grido di libertà nella stasi.