ANNO 16 n° 274
Leonardo da Vinci e il ghiribizzoso mago di Bagnaia, la ricerca di Luca Tomio
02/02/2018 - 02:08

Monica Di Lecce

VITERBO - Ci sarebbe un filo rosso che lega Leonardo da Vinci, il suo allievo ''mago'', Zoroastro, e Bagnaia. A cercare di trovare il bandolo della matassa è lo storico dell'arte Luca Tomio autore, tra l'altro di una scoperta su un disegno di Leonardo da Vinci che ritrarrebbe la Cascata delle Marmore.

E così mentre Roma, Firenze e Perugia, per i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci, si accingono a celebrare con pubblicazioni, mostre e convegni la scoperta di Luca Tomio, la sua attività di ricerca a sorpresa ora si estende nella Tuscia, dopo la Valnerina, il Reatino e Roma.

Con gli stessi scarponi e zaino con cui si era arrampicato sui crinali delle Marmore, questa volta Luca Tomio è in mezzo ai rovi della Valle del Pisciarello sotto la rupe su cui sorge Bagnaia.

Come mai qui?

''Nella mia attività di ricercatore-esploratore ho molti x-files aperti. Da Terni mi stavo dirigendo verso Santa Severa, l’antico porto di Pyrgi, per delle ricerche che sto conducendo da anni sull’Ulisse pelasgico ma ho deviato per Bagnaia per riprendere le fila di una ricerca iniziata anni fa su Zoroastro da Peretola''.

E’ proprio il caso di dire: chi era costui?

''Fu uno dei più stretti collaboratori di Leonardo da Vinci. Si chiamava Tommaso Masini ed era nato a Peretola, un subborgo di Firenze. La gente del tempo lo considerava un tipo strano, gran filosofo e negromante, che si interessava di chiromanzia, stregoneria, alchimia. Deriva da qui il soprannome di Zoroastro. La definizione della sua personalità storica è molto importante per chiarire anche i rapporti di Leonardo con le arti magiche. Come suo collaboratore sappiamo fungeva da ingegnere-meccanico (approntò la macchina per volare) e chimico, anche per i colori, come quelli da encausto per la Battaglia d’Anghiari. La sua figura non è mai emersa perché non è ricordato come pittore ma le fonti lo attestano autore di disegni, opere di oreficeria e intagli lignei e marmorei''.

Perché lo cerca a Bagnaia?

''Fu a lungo al fianco di Leonardo ma quando questo si trasferì definitivamente in Francia, Zoroastro rimase nell’ambito della corte papale di Leone X, anche con il cardinale Ridolfi che appunto fu il mecenate di Bagnaia. Fonti ottocentesche attestano qui, lungo la strada Ortana, di un “sasso scritto” che testimoniava una peripezia magica eseguita da Zoroastro (avrebbe fatto librare nell’aria quel medesimo sasso). Questo masso è stato identificato a lungo con quello in località chiamato anche Sasso del Diavolo ma il testo epigrafico non corrisponde. Anche se il sasso scritto di Zoroastro è attualmente disperso l’epigrafe ce ne attesta la sicura presenza a Bagnaia al servizio del cardinale Ridolfi''.

Si aspetta quindi di trovare qualche sua opera a Bagnaia?

''Sarebbe molto importante trovare il bandolo della matassa, un punto d’inizio per cominciare a ipotizzare un catalogo di opere. Finché non dovesse emergere un dato documentario certo, bisogna procedere con un metodo deduttivo e in questo senso un indizio a Bagnaia c’è. Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, in una delle sue novelle, traccia un ritratto preciso di Zoroastro che sarebbe stato 'nel viso burbero e di fiera guardatura, con barba nera arruffata e lunga quasi insino al petto, ghiribizzoso molto e fantastico', che si riscontra nell’effige di un arruffato San Giovanni Battista che risulta ghiribizzoso anche perché con l’indice della mano destra non indica tradizionalmente la divinità ma con un’iconografia più unica che rara, indica se stesso. Ha tutta l’aria di essere un ghiribizzoso, quasi eretico, autoritratto di Zoroastro in veste di San Giovanni Battista. Un buon punto d’inizio per un’ipotesi di lavoro. Siamo solo all’inizio però. L’avventura continua...''.






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