

Massimiliano Morelli
Provate a pensare a Leonardo Da Vinci, che “visionario” come era, progettò un sottomarino e un elicottero quando si viaggiava con le diligenze, a cavallo. Poi provate a pensare a Dante Alighieri, del quale ricorre nel 2021 l’anniversario della scomparsa. Due talenti assoluti. Adesso osservate l’Italia di oggi, che dopo aver dato i natali a personaggi simili, si ritrova a convivere con le beghe dei politicanti. Ecco, il preambolo, semplice e semplicistico, serve per ragionare su quanto serva una svolta per rafforzare la ricerca in Italia. E l’occasione da non perdere potrebbe essere rappresentato dal Recovey plan, con 15 miliardi in 5 anni da prevedere per essere competitivi nella ricerca e di conseguenza nell’economia. L’appello al governo è arrivato da 14 ricercatori italiani, fra questi i presidenti dell’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi e del Cnr Massimo Inguscio, Angela Bracco, Lucia Votano dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Ugo Amaldi della fondazione Tera. «Occorre avere il coraggio di una svolta ambiziosa» e «l’unica realistica possibilità per il rafforzamento della ricerca italiana dipende da come verrà ripartito il Recovery Fund», questo è il loro appello, in una lettera inviata al premier Giuseppe Conte e al ministro per l’Università Gaetano Manfredi. Non servirà per tornare ai tempi di Leonardo né a quelli di Dante, ma per lo meno si può vagheggiare un Paese migliore