ANNO 16 n° 273
Lei lo richiama e lui la minaccia, operaio della Cartiera alla sbarra
Accusato di violenza privata e ingiuria
29/09/2012 - 04:00

Flavia Ludovisi

VITERBO - “Ma come si permette a mandarmi quelle lettere (frase condita con diversi epiteti offensivi, ndr)?”. Proprio questa è stata la reazione di un operaio della Cartiera di Tuscania che, a seguito di ben cinque contestazioni disciplinari, ha aggredito e offeso pesantemente la rappresentante dell’azienda. Per questo motivo, non solo è stato licenziato una ventina di giorni dopo il fatto, ma dovrà anche rispondere dei reati di violenza privata e ingiuria.

L’episodio risale a luglio 2008 e ha come teatro la Cartiera di Tuscania, l’impianto che,soprattutto negli ultimi tempi, ha vissuto situazioni aziendali disastrose, con grossi problemi anche dal punto di vista della gestione e dei rapporti con i lavoratori. Il processo, come spesso accade, si trascina da anni e anni e ieri, nell’aula sei del Tribunale di Viterbo, le parti hanno richiesto al giudice Gaetano Mautone l’ammissione delle prove, sulla base di quelle che erano state già ammesse nelle udienze precedenti.

L’imputato, un operaio di trentasei anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, stanco di ricevere gli avvisi disciplinari, per la precisione cinque nel giro di pochi mesi, in uno scatto d’ira, decide di affrontare direttamente la rappresentante della Cartiera, parte lesa in questione, quasi coetanea, che è invece assistita dall’avvocato Luigi Pierdomenico. La raggiunge, quindi, al piano di sopra dell’azienda, dove si trovano gli uffici dell’amministrazione, e la blocca proprio mentre sta entrando nel suo studio. Inizia, poi, ad offenderla con epiteti pesanti, minacce verbali e ingiurie, il tutto condito con una forte aggressività. Questo episodio accade esattamente il 1° luglio del 2008 e il 22 dello stesso mese l’operaio viene licenziato dalla Cartiera.

L’accusa per lui è di violenza privata, per aver impedito materialmente alla signora di accedere al suo ufficio, e ingiuria, per le varie offese che le ha rivolto. E ora rischia fino a un massimo, rispettivamente, di quattro anni e sei mesi di reclusione. L’udienza è stata rinviata al 12 aprile 2013, quando verranno ascoltati i testimoni del giudice, quelli, cioè, che il giudice stesso ritiene indispensabili ai fini della decisione finale, ovvero gli operai che avrebbero assistito ai fatti.






Facebook Twitter Rss