ANNO 16 n° 273
Lei lo lascia e lui
prova a incastrarla
nascondendo droga
nella sua auto
17/11/2016 - 02:00

VITERBO - Una storia che rasenta l’inverosimile e che sembra il frutto della più fervida immaginazione di uno scrittore e invece è tutto vero quello che ha raccontato, ieri in aula al giudice Silvia Mattei, il maresciallo A. J. C. riguardo alla sua attività investigativa nei confronti di A. P. arrestata per traffico e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

La vicenda però non vedeva imputata A. P. ma il suo ex compagno P. C., 42 anni, che dopo essere stato lasciato dalla donna, ha cominciato a tormentarla al punto da beccarsi una denuncia per stalking e un divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dalla vittima. L'uomo non riusciva a darsi pace per la fine della loro relazione e per questo ha escogitato un piano per incastrare l’ex fidanzata e il nuovo compagno della donna. Il 42enne, accecato dalla gelosia e dal rifiuto di tornare insieme, decise di mettere nell’auto della ex una certa quantità di cocaina, denunciandola poi alle autorità per traffico di stupefacenti. Una vera e propria messa in scena che è stata poi smascherata dalle forze dell’ordine.

In aula l’imputato non era presente e non c'era nemmeno uno dei suoi difensori Carlo Taormina, sostituito da un collega. Ma il militare dell'Arma ha raccontato nel dettaglio i primi incontri con P. C. ''Mi era stato presentato da un collega e mi disse di avere delle informazioni su una ragazza di Bagnoregio e sul suo ragazzo, informazioni relative ad una attività di spaccio di cocaina - spiega -. Diceva di voler fare luce su un traffico di stupefacenti. Io volevo capire perché P. C. volesse darmi quelle informazioni ma ero convinto della sua buona fede perché mi era stato presentato da un collega. Feci comunque delle indagini con il mio gruppo sui tabulati telefonici della ragazza per capire se la fonte fosse attendibile, c’era una corrispondenza e dalla banca dati della polizia era venuta fuori la denuncia per stalking che ci dava la prova che l’uomo conosceva la donna e quindi era una fonte attendibile. In seguito diedi il numero del mio cellulare a P. C. e ci sentivamo spesso per messaggi''.

Il maresciallo entra nei particolari dell’attività investigativa svolta nei confronti della donna e delle notizie che P. C. gli riferiva. ''Mi faceva domande tecniche, ad esempio una volta mi chiese se avessimo trovato droga nell’auto della donna - dice -, e con quale quantità avremmo potuto procedere all’arresto. Io risposi che non erano cose che lo riguardavano. Fatto sta che a settembre dell’anno scorso P. C. ci avvisò che la donna era stata a Roma per rifornirsi di droga e che si trovava a Orvieto: su indicazione dell'uomo trovammo l’auto della donna che era in compagnia del suo nuovo compagno D. C., nell’abitacolo c’era in bella vista una saponetta di mannitolo e un involucro di plastica contenete cocaina pura al 45%. Questo ci consentì di operare una perquisizione più approfondita dell’abitacolo, dove nel vano del fendinebbia anteriore, che c’era stato indicato da P. C., era nascosta una borsa di tela contenete un pacchetto con 20 grammi di cocaina pura solo al 6%, altre sostanze da taglio, un bilancino e un guanto''.

Ma il militare non si lascia abbindolare. ''Quel ritrovamento non mi convinceva, ho 26 anni di esperienza in questo settore e so che se si tratta di un trasporto di stupefacenti non vengono ritrovate anche gli strumenti per confezionarlo e tagliarlo - spiega -. Questa cosa mi insospettì. Dalle dichiarazioni della donna e del compagno, inoltre risultò che A. P. aveva provato a denunciare il giorno prima una effrazione e danni alla sua auto, ma il carabiniere della compagnia di Bagnoregio non aveva i moduli e le disse di ripassare in seguito. Ma confermò di aver visto e parlato con la donna''.

Il maresciallo dunque comincia ad indagare su P. C., la sua fonte, e scopre che è in possesso di una sim britannica da cui manda sms minatori ai parenti, conoscenti e amici della donna per ciò che concerne il suo arresto per droga. Il maresciallo e il suo gruppo allora decidono di concentrarsi sui tabulati telefonici di questa sim. ''Grazie al traffico dati della sim siamo riusciti a capire che P. C. pedinava la donna e si trovava nei luoghi dove c’erano lei o il nuovo compagno - racconta -. Anche a Orvieto era presente e, controllando meglio, abbiamo scoperto in seguito che nessuno degli arrestati aveva precedenti per droga o frequentazioni con personaggi con precedenti, ma P. C. pochi giorni dopo avermi contattato si recò da G. P., residente nella zona di Roma, noto alle forze dell’ordine proprio per reati legati allo spaccio di cocaina. Anche la storia del viaggio a Roma era una farsa perché, sempre dal traffico dati dei tabulati telefonici risultò che quel giorno la ragazza e il suo compagno erano all’outlet di Valdichiana nella zona di Arezzo. Durante l’arresto furono infatti trovati anche capi di abbigliamento nuovi''.

Il giudice Mattei prima di poter confermare i capi d’accusa di minacce, calunnie e danneggiamento contro P. C. dovrà sentire altri tre testi convocati dal pm nell’udienza fissata per mercoledì della prossima settimana.






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