ANNO 16 n° 273
''Legittimo il commissariamento dei Comuni fuori Talete''
Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar. Accolto l'appello presentato dalla Regione Lazio
11/03/2022 - 07:19

VITERBO - Legittimo il commissariamento nei confronti dei Comuni della provincia di Viterbo che non hanno ancora aderito alla Talete.

Il Consiglio di Stato ha accolto con pronuncia di ieri l’appello presentato dalla Regione Lazio contro la sentenza con cui due anni fa il Tar aveva annullato la delibera di giunta avente ad oggetto l’applicazione dei poteri sostitutivi per il trasferimento del servizio idrico integrato al gestore unico dell’Ato1 e il seguente decreto del presidente Zingaretti con la nomina di un commissario ad acta. I provvedimenti, emessi tra maggio e giugno del 2019, riguardavano otto Comuni dei 30 ancora fuori: Monte Romano, Bagnoregio, Fabrica di Roma, Farnese, Grotte di Castro, Proceno, Ronciglione e Villa San Giovanni in Tuscia. Che tutti insieme poi decisero di fare ricorso al Tar. Il pronunciamento di Palazzo Spada arrivato ribalta quanto deciso in primo grado e chiude definitivamente la vicenda. Almeno sul piano giuridico: ''Affermata la legittimità dell’esercizio dei poteri sostitutivi da parte dell’amministrazione regionale - sta scritto nella sentenza -, restano estranei al giudizio i rapporti che dovranno seguire tra il commissario ad acta di nomina regionale e l’ente gestore del servizio idrico integrato, per dare attuazione alle previsioni normative e convenzionali sopra dette''.

La sentenza del Consiglio di Stato, va precisato, riguarda solo il caso del Comune di Monte Romano. Ma la Regione ha fatto appello contro tutti i ricorsi che in primo grado si erano conclusi a suo sfavore. Il finale a questo punto appare scritto anche per gli altri. Lo scorso agosto il Consiglio di Stato aveva disposto che la loro trattazione sarebbe avvenuta nelle prime udienze utili del primo trimestre 2022. A giorni quindi potrebbero arrivare anche le altre sentenze.

I Comuni che avevano fatto ricorso al Tar in realtà non si erano opposti all’affidamento del servizio idrico alla Talete (previsto dalla ''Convenzione di cooperazione regolante i rapporti fra gli enti locali dell’Ambito territoriale ottimale Lazio Nord'' e dalla  ''Convenzione per la gestione del servizio idrico integrato'' tra Ato e Talete) ma mettevano in risalto che ''sulla base della convenzione lo stesso gestore unico del Servizio Idrico Integrato - Talete - ha definito un cronoprogramma della presa in carico dei Comuni che non hanno ancora trasferito gli impianti ('Programma di presa in carico' del 2019), in pendenza del quale non potrebbe operare il potere sostitutivo regionale''. Tesi che era stata accolta dal Tar, ma ora respinta.

Secondo il Consiglio di Stato ''è da ritenere che il cosiddetto programma di presa in carico contenuto nel documento del 2019 sia stato unilateralmente predisposto dalla società Talete, senza che sia stato in alcun modo approvato o ratificato dall’Ente di Governo dell’Ato1 Lazio Nord – Viterbo, vale a dire dalla competente Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti delle Province, di modo che, contrariamente a quanto affermato nella sentenza, va esclusa qualsivoglia operatività vincolante del programma di presa in carico comunicato dal gestore nel 2019''.

''A tutto quanto sopra – prosegue la sentenza - si aggiunga che con nota del 14 dicembre 2021 della segreteria tecnico operativa dell’Ato 1, depositata in giudizio dall’avvocatura regionale, è stato comunicato che nessuno dei Comuni interessati dal cosiddetto programma di presa in carico del 2019, compreso il Comune ricorrente nel presente giudizio, ha provveduto al trasferimento delle infrastrutture idriche nei termini previsti dal citato documento. L’amministrazione comunale risulta quindi essere tuttora inadempiente (...) anche a voler tenere conto dell’aggiornamento contenuto nel documento intitolato Budget 2019''.

Il Comune di Monte Romano è stato condannato anche al pagamento di 5mila euro delle spese dei due gradi di giudizio in favore della Regione Lazio.






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