ANNO 16 n° 275
Legge sulla trasparenza indigesta
a sindaci e assessori della Tuscia
Quasi nessun comune ha messo on line i redditi dei propri amministratori
29/07/2013 - 00:00

VITERBO – Che siano di destra o di sinistra, “ibridi” o tecnici, agli amministratori pubblici della Tuscia, come la maggior parte dei loro colleghi di tutta Italia, la cosiddetta legge sulla trasparenza sembra assolutamente indigesta. Da Acquapendente a Viterbo, nei siti istituzionali di quasi tutti i comuni, le denunce dei redditi, gli incarichi al di fuori dell’ente, gli investimenti mobiliari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi di investimento), le partecipazioni in società quotate o no, i beni immobili posseduti da sindaci, assessori e consiglieri comunali sono rari come il merlo bianco.

Eppure, l’articolo 14 del decreto numero 33 del 2013 li obbliga a pubblicare una apposita dichiarazione sui redditi reali estesa al coniuge non separato e, con il loro consenso, anche ai parenti entro il secondo grado. Inoltre, devovo essere indicate le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale, o l'attestazione di essersi avvalsi esclusivamente di materiali e di mezzi propagandistici predisposti e messi a disposizione dal partito.

Obbligo che è stato ribadito dalla CIVIT (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche) che con la delibera numero 10 del 2013 ha stabilito che anche i gli amministratori dei piccoli comuni debbano rispettare l’articolo 14 della legge sulla trasparenza.

La norma impone anche la pubblicazione dei dati relativi ai beni di proprietà dei vari enti. Per coloro che non rispettano l’obbligo, cioè quasi tutti, sono previste sanzioni da 2 a 20mila euro, ma sembra che finora non siano mai state applicate.






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