


VITERBO – Perché dire No alla legge Nordio? È attorno a questa domanda che, mercoledì 28 gennaio, a Palazzo della Provincia, si è svolto l’incontro pubblico promosso dal comitato per il No, che riunisce associazioni, sindacati, studenti e forze politiche. Al centro del dibattito, le riforme sulla giustizia e il loro impatto sull’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione.

Il tema, spiegato dai presenti
A introdurre il tutto è stato Enrico Mezzetti, spiegando in primis come le riforme costituzionali vadano valutate non solo nel merito, ma anche nel contesto politico in cui nascono. Secondo Mezzetti, la legge Nordio non interviene sulle criticità reali del sistema giudiziario – a partire dalla lentezza dei processi – ma rischia di indebolire l’autonomia della magistratura, rafforzando il controllo del potere politico. Un passaggio che, a suo avviso, mina il principio della separazione dei poteri, pilastro della nostra Costituzione.
Sulla stessa linea la Cgil, rappresentata da Maria Grazia Chetta: “Difendere l’autonomia della magistratura – ha spiegato – significa garantire uguaglianza e diritti, soprattutto per chi ha meno potere economico e politico”. Tra le criticità, anche il futuro dei circa 12 mila lavoratori precari assunti con fondi Pnrr per velocizzare i procedimenti, che rischierebbero di perdere il posto senza una riforma strutturale della giustizia.
Enzo Palmisciano, per l’associazione Articolo 3, ha ricordato come il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione non sia solo formale, ma sostanziale, e richieda uno Stato capace di garantirlo. “Non è un referendum facile da spiegare – ha ammesso – ma riguarda tutti i cittadini, perché tocca l’equilibrio dei diritti e dei poteri”. A portare la voce del mondo universitario è stata Lucia Ferrante, rappresentante dell’associazione studentesca Percorso: “Come studenti aderiamo a questo comitato perché temiamo un arretramento delle libertà democratiche. L’università deve essere uno spazio di confronto e partecipazione, un punto di partenza per essere protagonisti del presente e del futuro”.
Non una riforma lontana, dunque, ma un cambiamento destinato a incidere sulla vita quotidiana dei cittadini.
Anche Arci Viterbo, con Cipriana Contu, ha ribadito la necessità di una mobilitazione diffusa: “Non è una riforma lontana dalla vita quotidiana. Avrà un impatto diretto sui diritti di tutti. Serve un’informazione chiara e onesta in vista del voto, perché l’obiettivo dichiarato di migliorare la giustizia non trova riscontro nelle misure proposte”.
Gli Appuntamenti
Il comitato ha annunciato una serie di iniziative per informare i cittadini in vista del referendum: il 12 febbraio un incontro con docenti di diritto all’Università della Tuscia, mentre il 23 febbraio è previsto un appuntamento pubblico all’auditorium dell’ateneo con l’ex presidente del Senato Pietro Grasso.