ANNO 16 n° 227
'Le parole di Feltri contro gli agricoltori sono un'offesa gratuita alla nostra dignità'
Fernando Monfeli critica aspramente le dichiarazioni del giornalista su La7 e rilancia: 'Se la terra non serve più, di cosa vivrà l'Italia?'
15/08/2026 - 06:46

CAPRAROLA - 'Se la terra non serve più, di cosa vivrà l’Italia?', è l'ennesima provocazione a firma di Fernando Monfeli, presidente dell'associazione Asta, in risposta alle recenti affermazioni del giornalista Stefano Feltri durante la trasmissione In Onda su La7 : 'Ho ascoltato con profondo sconcerto - ha detto Monfeli - le dichiarazioni di Feltri durante la trasmissione dell’11 agosto con cui il giornalista liquidava la categoria degli agricoltori con parole che tradiscono una profonda ignoranza della realtà del lavoro che facciamo. Sentirci definire con una prosopopea a tratti incontenibile come 'quattro agricoltori rimasti che vanno in strada con i trattori' e liquidare il nostro settore come un semplice insieme di 'inquinatori privilegiati' che 'ricevono miliardi di sussidi da quarant’anni' non è soltanto ingeneroso ma è un’offesa gratuita alla dignità di chi lavora la terra ogni giorno, dall'alba al tramonto, con il caldo e il freddo, con la speranza e le preoccupazioni. Per chi osserva il mondo dai salotti televisivi o dagli studi della capitale, l'agricoltura sembra ridursi a una voce di bilancio o a un grafico sulle emissioni. Ci viene ricordata la Politica agricola comune (PAC) come se fosse una concessione caritatevole, dimenticando che i sostegni europei sono nati proprio per garantire cibo accessibile a tutti i cittadini, calmierare i prezzi al consumo e compensare i costi esorbitanti della burocrazia, dell'energia, dei fertilizzanti e della tutela ambientale che gli agricoltori europei garantiscono rispetto ai concorrenti extra-UE. Dire che sosteniamo 'gli inquinatori' significa ignorare che noi siamo i primi custodi del territorio'.

'Senza il lavoro degli agricoltori - ha rimarcato Monfeli - sul territorio nazionale l'assetto idrogeologico crollerebbe definitivamente sotto il peso di frane, alluvioni e abbandono, gli incendi sarebbero emergenze quotidiane e la terra diventerebbe oggetto di ogni speculazione, anche la più abietta. A questo punto, la domanda che sorge spontanea a me e a migliaia di colleghi, perché nella realtà siamo molti più di quattro, è semplice: qual è secondo lei la strategia per il futuro della nostra Nazione? Se dobbiamo rinunciare all'agricoltura in nome di un'ideologia che vede la produzione di cibo solo come una minaccia ecologica, e se contestualmente assistiamo da anni al ridimensionamento e alla progressiva fine della manifattura, dell'artigianato, dell'industria e ormai persino del turismo, di cosa dovremmo vivere? Quale sarà l'identità economica dell'Italia nei prossimi decenni? L'idea è forse quella di trasformare il nostro Paese in un'immensa terra abbandonata a se stessa, importando tutto il cibo da paesi esteri dove non si rispetta alcuno standard ambientale e i diritti dei lavoratori non esistono? Ci dica, Feltri: quanti saranno in grado di fare i giornalisti, andare negli studi televisivi e vivere grazie ai gettoni di presenza e ai contratti di opinionista? È questa la nuova riconversione professionale che ci propone? Perché se così non è, le alternative rimaste sono davvero poche. Ci dica, Feltri: dobbiamo spegnere i trattori, abbandonare le nostre campagne, lasciar morire le stalle e metterci in fila allo sportello per diventare assistiti dello Stato, come purtroppo già accade a troppe persone nel nostro Paese? È meglio lasciare la terra a chi invece di curarla e coltivarla, per consegnarla migliorata alle generazioni future, la sfrutta e la avvelena? Ci dica, Feltri: perché non tiene in considerazione quale contributo alla decarbonizzazione danno le piante che coltiviamo? E infine ci dica, Feltri: quale contributo da lei alla decarbonizzazione? Noi agricoltori non chiediamo privilegi, altrimenti non avremmo scelto di fare questo lavoro. Chiediamo rispetto per un lavoro strategico che sfama la popolazione, mantiene vivi i territori rurali e ancora, a fatica, rappresenta l'eccellenza del made in Italy nel mondo. Prima di giudicare chi guida un trattore tutti i giorni dell’anno ad ogni ora del giorno per garantire che ci sia del cibo buono sulle tavole di tutti, comprese quelle dei giornalisti, sarebbe opportuno capire che senza agricoltura non c'è sovranità alimentare, non c'è presidio del territorio e, in ultima analisi, non c'è futuro'.






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