

Bolsena torna a festeggiare il miracolo eucaristico del Corpus Domini con il tradizionale appuntamento con le ''Infiorate'', che domenica 10 giugno decoreranno le vie della città. Era il 1263 quando Pietro da Praga, un sacerdote boemo diretto a Roma, che stava percorrendo l’antica Via Francigena, si fermò a celebrare la Messa nella Basilica di Santa Cristina, nella cittadina lacustre. Al momento dell'eucarestia, però, quando il sacerdote spezzò l'ostia, da essa uscì del sangue. Così dal 1811 è partita l’usanza di condurre in processione la “Sacra Pietra”, uno dei quattro marmi macchiati di sangue miracoloso fuoriuscito dall’ostia.
Il giorno del Corpus Domini “La Sacra Pietra” e il S.S. Sacramento vengono trasportati dalla Basilica di Santa Cristina alla Chiesa di San Salvatore lungo le strade “infiorate” del centro storico, per poi ritornare in Basilica. Per tre chilometri le vie cittadine vengono vestite di fiori, con disegni che generalmente rappresentano scene religiose o di attualità, simboli, figure geometriche, oppure immagini liberamente tratte da dipinti famosi. La tecnica di realizzazione consiste nell’eseguire il disegno su carta (bozzetto) o direttamente sul lastricato; successivamente si coprono i contorni con un impasto di segatura tinta con ossido nero, oppure con la torba o con i fondi di caffè; dopo di che si dispongono i petali dei fiori o foglie negli spazi del disegno solitamente posizionandoli “petalo su petalo”. Il tappeto di fiori, in questo modo, corona il cammino della Sacra Pietra e del SS Sacramento lungo il viaggio fra i fedeli ed in numerosi visitatori che ogni anno si ritrovano a Bolsena, dove tutto ebbe inizio.
La cappella nuova del Miracolo
Costruita nel 1693 dal vescovo di Orvieto
E' stata edificata nel 1693, su disegno di Tommaso Mattei, per custodire le reliquie del Miracolo Eucaristico del 1263. L’interno è decorato con stucchi di Alberto Cavalli e sormontato dalla volta dipinta da Tommaso Mattei. Di particolare interesse artistico la tela che si trova sull'altare maggiore: il prodigio, Miracolo del Corporale opera di Francesco Trevisani, eseguita agli inizi del XVIII secolo. Tre della quattro pietre macchiate dal sangue sgorgato dall’ostia nel 1263, sono conservate in una teca dorata che si trova sull’altare, mentre, la quartaè esposta nella grande cupola all’interno di un reliquiario. Anticamente la visione delle pietre macchiate di sangue avveniva solamente nei giorni del Corpus Domini, di Santa Cristina e due giorni dopo le festività del Natale, della Pasqua e della Pentecoste, per un privilegio concesso da Papa Pio VII, il quale, di ritorno a Roma, nella sua sosta a Bolsena nel 1815 venerò queste reliquie e volle per sua devozione scalfirne una, per portare con sé il ricordo di un così grande Miracolo. La scalfittura è visibile nel marmo centrale. Nel primo marmo si vedono vari frammenti macchiati di sangue, incastonati in un'unica pietra dallo scultore Ippolito Scalza (sec. XVI).
In questa pietra come nel Corporale molti asseriscono sia possibile distinguere l'immagine del Redentore. La terza pietra colpisce l'attenzione per una grappa in ferro, che tiene unite due lastre di marmo. In seguito ad una altro evento miracoloso il Vescovo d'Orvieto, avuto da papa Innocenzo XII un grosso contributo, diede inizio nel 1693 alla costruzione di una sontuosa cappella per conservarle. Le pietre sono state venerate da Papa Pio XII nel 1950, a Roma, e da papa Paolo VI l'8 agosto del 1976 ed erano rimaste nel pavimento della Grotta fino al 1705.
La basilica di Santa Cristina
La ricostruzione si deve alla devozione alla santa da parte di Matilde di Canossa e di papa Gregorio VII
La caratteristica facciata della basilica evidenzia, negli accostamenti, il complesso articolarsi dell'interno. Il prospetto della chiesa medievale è un gioiello di architettura rinascimentale, legato alla committenza del card. Giovanni de' Medici e della comunità di Bolsena, eseguita dal 1493 al 1495 dagli scultori fiorentini Francesco e Benedetto Buglioni. Sul lato sinistro del prospetto s'innalza il campanile, forse realizzato a cavallo dei secoli XIII e XIV L'interno è una costruzione a tre navate, con pianta a croce latina e copertura a capriate. Secondo la tradizione, , che la consacrò il 10 maggio 1078.Nei saggi di scavo eseguiti nel 1925, nella navata destra, si rinvennero materiali appartenenti ad un altro edificio, forse di età paleocristiana. Nella stessa navata è un crocifisso ligneo di scuola umbro-toscana del secolo XV. Più avanti si accede alla Cappella del Santissimo Sacramento, dove è custodito un prezioso tabernacolo del secolo XV, opera di Benedetto Buglioni. Alle pareti, affreschi dello stesso secolo e del successivo. Si entra poi nella Cappella di Santa Lucia, affrescata sullo scorcio del XV secolo da Giovanni di Domenico de' Ferraris da Mondovì; sull'altare è un busto in ceramica della santa titolare, opera di Benedetto Buglioni. Nel presbiterio l'altare maggiore è stato realizzato con frammenti marmorei del X secolo, e gli fa da pala un prezioso polittico, opera del senese Sano di Pietro, eseguito intorno alla metà del secolo XV. L'ambone è un pluteo del VI secolo. Nella navata sinistra è la Cappella di Santa Cristina, dove si custodiscono le sue reliquie e una pregevole statua lignea di scuola senese del XV secolo.