


CIVITA CASTELLANA - In occasione della manifestazione nazionale “Buongiorno Ceramica”, è stata inaugurata ieri pomeriggio al museo della ceramica “Casimiro Marcantoni” la mostra “Sfumature di terra e aria. Le ceramiche aerografate di Civita Castellana”. La mostra, aperta al pubblico fino al 28 giugno, è stata resa possibile grazie ad opere date in prestito da collezionisti privati, tra cui Franco Aimola, Goffredo Biscaccianti, Alberto Brunelli, Cesare Cacchioli, Alessandro Mancini e Rosa Paoletti. Una cinquantina in tutto i manufatti esposti, riproduzioni uniche di vasi e scatole dalle forme più varie, piatti da parata, piatti, statuine, servizi da the, caffè e liquori.
Le ceramiche aerografate, frutto di una raffinata e peculiare produzione artistica locale, caratterizzarono la manifattura civitonica per un breve ma significativo periodo del Novecento, in particolare tra gli anni 20 e gli anni 30. Attraverso una selezione di opere, la mostra racconta una stagione di grande sperimentazione tecnica e creativa che vide Civita Castellana protagonista nel panorama della ceramica artistica italiana, e che arriva a pochi mesi dalla pubblicazione del volume “Le Ceramiche Aerografate di Civita Castellana” di Giorgio Levi, edito nel 2025 nell’ambito del progetto Flaminia Cultura, ideato da Ceramica Flaminia, che fa da sponsor a tutta l’iniziativa. Il libro ha contribuito a riportare l’attenzione sulla rilevanza economica di questa tecnica decorativa, adottata da numerose manifatture italiane dell’epoca. Nata in Germania nella seconda metà degli anni venti, all’ombra del Bauhaus, la tecnica dell’aerografo trovò terreno fertile anche nelle fabbriche di Civita Castellana. Tra le prime aziende a sperimentarla vi fu probabilmente la Fiam seguita dalla F.A.C.I. che dal 1934 ne sviluppò una produzione significativa, ancora oggi testimoniata da numerosi esemplari conservati presso collezionisti privati. Anche le più importanti manifatture civitoniche, come Marcantoni e Sbordoni, si cimentarono con l’aerografo, ampliando la loro offerta di ceramiche artistiche accanto alle produzioni industriali di sanitari, stoviglie e piastrelle. La tecnica fu inoltre utilizzata da ceramisti come Francesco Vaselli e Luigi Santi, autori di opere di grande raffinatezza. Fondamentale fu il contributo degli artisti legati al territorio, tra cui Virgilio Carotti e Guerrino Rossi, protagonisti nello sviluppo delle decorazioni e delle tecniche poi adottate dalle maestranze specializzate. Un ruolo centrale ebbe anche la Regia Scuola per la Ceramica, diretta negli stessi anni da Virgilio Carotti, in cui la tecnica dell’aerografo veniva insegnata e praticata dai giovani allievi. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la produzione aerografata rallentò progressivamente fino a scomparire nel dopoguerra, quando gusti ed esigenze del mercato cambiarono radicalmente.
Nel tempo, la decorazione artistica manuale perse centralità, sopravvivendo grazie all’impegno di pochi ceramisti e alla passione dei collezionisti che hanno custodito opere e testimonianze di quella stagione creativa. La mostra rappresenta un’importante occasione per riscoprire una pagina poco conosciuta, ma fondamentale, della storia artistica e industriale di Civita Castellana, territorio che ha saputo coniugare innovazione tecnica, ricerca estetica e tradizione manifatturiera.
La mostra, organizzata da Tamara Patilli titolare della società Siat che gestisce la struttura museale, ha ottenuto il patrocinio del Comune.
A seguito dell'inaugurazione, presso la curia vescovile, si è tenuta la conferenza “Le radici civitoniche della ceramica romano-laziale del primo ’900 tra temi e protagonisti”, a cura del professore Stefano De Martis.