ANNO 16 n° 276
Lavoro, nella Tuscia quasi un posto su due non viene occupato
Le aziende faticano a trovare manodopera specializzata. Dirigenti, tecnici e impiegati nel commercio le figure pił richieste
Alessandra
12/10/2023 - 07:02
di Alessandra Sorge

Lavoro, nella Tuscia previste 16mila entrate ma il 41% non viene occupato
Le aziende faticano a trovare manodopera specializzata. Dirigenti, tecnici e impiegati nel commercio le figure più richieste
VITERBO - Sale il tasso di disoccupazione nella Tuscia e paradossalmente aumenta il numero di posti di lavoro che le imprese fanno fatica a coprire. Nella provincia di Viterbo, secondo gli ultimi dati Cgia di Mestre e Unioncamere, le entrate previste sono 16.340, ma la difficoltà di riperimento di personale specializzato è pari al 41%. Ossia quasi un posto su due non viene occupato. 
Cercare lavoro e pregare Dio di non trovarlo? E' forse questo il caso della nostra provincia? Sicuramente no, e banalizzando un vecchio proverbio si può piuttosto immaginare che dietro ci sia ben altro.
I paradossi presenti nel nostro mercato del lavoro sono ormai acclarati e questi dati ne sono la dimostrazione. Basti pensare che a livello nazionale si registrano 2 milioni di disoccupati e un milione i posti di lavoro liberi. E' chiaro che la domanda e l'offerta faticano ad incrociarsi.
Stesso discorso vale per la Tuscia. 
'Chi è alla ricerca di un’occupazione - secondo quanto denuncia l'associazione mestrina - spesso presenta un deficit educativo ed esperienziale notevole rispetto alle abilità professionali richieste dalle attività economiche'. Il che significa che bisogna insistere sulla formazione e pianificare piani di studi più coerenti con le peculiarità territoriali, senza dimenticare il giusto e dignitoso riconoscimento salariale.
 Sopperire alla mancanza cronica di lavoro potrebbe aiutare a risolvere situazioni familiari vissute in condizioni di fragilità economica e favorire le imprese ad incrementare l’attività produttiva per creare nuova ricchezza da distribuire. 
Ma quali sono le figure più richieste? A livello regionale si tratta di personale non qualificato nei servizi di pulizia uffici ed esercizi commerciali (45.280 di entrate previste e 9.980 di difficile reperibilità), commessi delle vendite al minuto (36.350 unità con un'incidenza del 27,2% di difficoltà di reperimento), camerieri e professioni assimilate (25.630 - 43,4%), muratori in pietra, mattoni, refrattari (17.380 - 42,3%), addetti agli affari generali (17.220 - 25,8%). Appare abbastanza singolare che tra le prime cinque figure professionali non risulti quella legata alla manodopera agricola e turistica, settori notOriamente afflitti da carenza cronica di manodopera.
Tornando, invece, alla nostra provincia, uno studio recente di Unioncamere ha evidenziato che nel solo mese di settembre sono state 1590 le entrate lavorative previste. Di queste il 22,4% per dirigenti, professioni specializzate e tecnici; il 29,4% di impieghi in commercio e servizi; il 33,3% di operai  specializzati e conduttori di impianti e macchinari; mentre un 14,9% per professioni non qualificate.

VITERBO - Sale il tasso di disoccupazione nella Tuscia e paradossalmente aumenta il numero di posti di lavoro che le imprese fanno fatica a coprire. Nella provincia di Viterbo, secondo gli ultimi dati Cgia di Mestre e Unioncamere, nel 2022 le entrate previste sono state 16.340, ma la difficoltà di riperimento di personale specializzato è stato pari al 41%. Quasi un posto su due non è stato occupato. 

Cercare lavoro e pregare Dio di non trovarlo? E' forse questo il caso della nostra provincia? Sicuramente no, e banalizzando un vecchio proverbio si può piuttosto immaginare che dietro ci sia ben altro.

I paradossi presenti nel nostro mercato del lavoro sono ormai acclarati e questi dati ne sono la dimostrazione. Basti pensare che a livello nazionale si registrano 2 milioni di disoccupati e un milione i posti di lavoro liberi. E' chiaro che la domanda e l'offerta faticano ad incrociarsi.

Stesso discorso vale per la Tuscia. 

'Chi è alla ricerca di un’occupazione - secondo quanto denuncia l'associazione mestrina - spesso presenta un deficit educativo ed esperienziale notevole rispetto alle abilità professionali richieste dalle attività economiche'. Il che significa che bisogna insistere sulla formazione e pianificare piani di studi più coerenti con le peculiarità territoriali, senza dimenticare il giusto e dignitoso riconoscimento salariale, diritto inalienabile di ogni cittadino. Inoltre, il combinato disposto tra calo della natalità e il progressivo innalzamento dell’età media, da qui in futuro, potrebbe creare non pochi problemi agli imprenditori che, tra le altre cose, saranno chiamati a sostituire un elevato numero di maestranze destinato al pensionamento.

Ma quali sono le figure più richieste?

A livello regionale si tratta di personale non qualificato nei servizi di pulizia uffici ed esercizi commerciali (45.280 di entrate previste e 9.980 di difficile reperibilità), commessi delle vendite al minuto (36.350 unità con un'incidenza del 27,2% di difficoltà di reperimento), camerieri e professioni assimilate (25.630 - 43,4%), muratori in pietra, mattoni, refrattari (17.380 - 42,3%), addetti agli affari generali (17.220 - 25,8%). Appare abbastanza singolare che tra le prime cinque figure professionali non risulti quella legata alla manodopera agricola e turistica, settori notOriamente afflitti da carenza cronica di manodopera.

Tornando, invece, alla nostra provincia, uno studio recente di Unioncamere ha evidenziato che nel solo mese di settembre 2023 sono state 1590 le entrate lavorative previste. Di queste il 22,4% per dirigenti, professioni specializzate e tecnici; il 29,4% di impieghi in commercio e servizi; il 33,3% di operai  specializzati e conduttori di impianti e macchinari; mentre un 14,9% per professioni non qualificate.






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