


VITERBO - La Tuscia segue da vicino il trend nazionale dell’invecchiamento della forza lavoro. I dati più recenti elaborati dalla Cgia di Mestre mostrano come anche a livello provinciale l’età media dei lavoratori dipendenti sia in costante crescita, attestandosi intorno ai 42 anni, perfettamente in linea con la media italiana del settore privato. Sul piano territoriale, le situazioni più critiche si registrano a Potenza, dove l’età media raggiunge i 43,63 anni, seguita da Terni (43,61) e Biella (43,53). Un dato che fotografa un cambiamento strutturale del mercato del lavoro e getta le basi a future riflessioni anche sul sistema produttivo locale.
Nella Tuscia gli occupati over 50 rappresentano il 32,45% dell’intera platea dei lavoratori dipendenti. In pratica, quasi un lavoratore su tre ha superato la soglia dei cinquant’anni, un’incidenza che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile ma che oggi in considerazione dell'allungamento della vita lavorativa, delle riforme previdenziali e dell'innalzamento dell'età pensionabile sta ridefinendo i criteri occupazionali contemporanei.
Di contro, un ricambio generazionale sempre più debole, dovuto al calo demografico, alla fuga dei giovani verso altri territori, e a una maggiore difficoltà di accesso stabile al lavoro, fa si che la forza lavoro in specifici settori (maggiormente operai e impiegati) si avvii ad un progressivo invecchiamento.
Unioncamere ha previsto per il 2025 nella Tuscia ben 21.050 lavoratori in entrata (di cui il 55% di difficile reperimento) per soddisfare richieste crescenti di impiegati (40%), operai specializzati (26%), dirigenti e professionisti con elevata specializzazione (12.2%), e professioni non qualificate (21%). Per le piccole e medie imprese della Tuscia, quelle cioè numericamente più presenti sul territorio, una forza lavoro più anziana comporta anche sfide importanti sul piano dei costi, delle esigenze crescenti di tutela della salute, per le necessità di aggiornamento continuo delle competenze e, in alcuni casi, una minore flessibilità rispetto ai cambiamenti tecnologici e organizzativi.

'Il rischio nel medio-lungo periodo - ha spiegato Elisa Durantini, segretaria generale della Cisl Viterbo - è quello di un sistema produttivo meno dinamico, se non accompagnato da politiche mirate, formazione continua, riorganizzazione delle mansioni e attrattività per i giovani. Il lavoratore più 'anziano' può incorrere con più facilità a problemi di salute e al rischio di infortuni sul lavoro anche gravi. Si rende quindi sempre più necessario adottare politiche di sostegno all'occupazione giovanile e femminile, mentre sul fronte delle pensioni la Cisl ha espresso la necessità di avviare un tavolo di confronto con il Governo, stante l'aumento dell'età pensionabile previsto in Bilancio e verso cui la Cisl è molto critica'.