


di Fabio Tornatore

VITERBO - 'Peperino delle fontane e delle statue riportato al grado zero, sembra essere stato appena estratto, così è stata persa la magia del tempo e la pietra è diventata nuovamente sensibile alle intemperie, con il rischio di sgretolamento'. Critiche intorno ai lavori PNRR eseguiti in uno dei giardini più belli d'Italia. Provengono da un esperto di Storia dell'Arte e di restauro viterbese, docente universitario in diversi atenei della penisola e scrittore.

'Le teorie di Cesare Brandi, il maggiore teroico del resturo, parlano chiaro a riguardo, non si cancellano le tracce del tempo. Il peperino è stato riportato a pitra vergine, che lo espone ai patogeni e alle intemperie. Inoltre le siepi e i prati sono già ingiallite e presto seccheranno'.

Perplessi sulla critica altri esperti del settore, di altrettanta caratura, che ricordano che non esistono solo le teorie di Cesare Brandi: 'c'è una soggettività nella teoria del restauro, ricordiamo gli insegnamenti di Umberto Baldini, o altri. Il presupposto è sempre il rispetto per il monumento, il progetto di resturo è un progetto, non ci fermiamo alla pelle, alla pulitura, è un lavoro enorme, che include rilievi, ricostruzioni storiche, consolidamento, riempimento delle fessure. La pulizia è l'ultimo atto. Quando si va a fare un lifting non rispettoso' continua l'esperto 'pulire è attacare la pietra, perché il peperino vergine è un materiale molto poroso, ma se hanno pulito a fondo avranno sicuramente trattato la pietra con un protettivo adatto, a spruzzo o a pennello. Dietro i lavori ci sono stati molti esperti, e tavoli tecnici, nessuno si è improvvisato'.

'Non si può dire giusto o sbagliato' continua 'quando hanno restaurato il Sacro Bosco di Bomarzo si è deciso di mentenere sulla pietra il segno del tempo, perché era adatto al contesto, ma quando è stata restaurata la Cappella Sistina, riportando i colori allo stato originario, dopo secoli di sbiadimento, e oscuramento da fumo di candele e sporcizia, in molti si sono levati con critiche perché si cancellava il passare del tempo. Quando però il lavoro è stato completato, e sono emersi colori brillanti, sfumature originali, chi aveva criticato si è docuto ricredere dalla bellezza dell'opera che ne era riemersa'.

Anche per quanto riguarda le critiche a prati, aiuole e siepi, i tecnici si mostrano cauti nell'esprimere un giudizio tranchant: 'oggi quando si piantano nuove alberature, si progetta un prato o delle siepi si sta bene attenti a ciò che viene messo a dimora: le piante devono essere adatte al luogo e devono richiedere poca manutenzione e soprattutto poca acqua. Il fatto che il bosso sia ingiallito, così come il prato è del tutto normale in estate, si tratta di una precisa scelta di rispoarmio dell'acqua, esenziale soprattutto alla luce di ciò che sta accadendo a livello climatico. La pianta non muore, ingiallisce soltanto, per poi riprendere il colore quando inizia a piovere. Sarebbe folle in questo quadro climatico piantare pratino inglese, che richiederebbe enormi quantitativi di acqua. Le progettazioni odierne putano a soluzioni più naturali possibile, sia dal punto di vista professionale, sia etico ed economico'.
