

di Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO - Davanti al giudice Francesco Rigato del Tribunale di Viterbo ha preso avvio il processo nei confronti di Vincenzo Salzillo e di suo figlio Charles noti imprenditori campani del commercio carburanti con ragione sociale EWA, accusati di aver praticato caporalato nei confronti di cittadini extracomunitari addetti ai servizi presso i loro ben otto punti vendita in provincia.
Addetti erano immigrati di poche parole perché non conoscevano l’italiano.
Un paio d’anni fa la Questura di Viterbo volle vederci chiaro. Secondo gli investigatori si trattava di mano d’opera assunta in modo irregolare. Risultò che i lavoratori in servizio presso le pompe erano stati reclutati presso i parcheggi dei supermercati dove chiedevano elemosine, quindi avviati al lavoro, in base alle indagini, con miserabile paga presso i distributori carburanti dove pure gli era stato dato alloggio di fortuna in condizioni disumane.
Scattarono gli arresti domiciliari nei confronti dei titolari della EWA, soltanto ieri revocati. Poi rinviati a giudizio per sfruttamento del lavoro, irregolare assunzione e caporalato.
Alla prima udienza si sono costituite parti civili ben 12 delle 18 parti offese identificate.
Il processo entrerà nel vivo dell’istruttoria per l’ascolto dei testi dell’accusa ammessi il prossimo 7 luglio.