


VITERBO - Lavoratori fragili in smart working, alla Asl di Viterbo le disposizione dell’ultimo dpcm risultano ''puntualmente disattese''. E’ quanto afferma il segretario nazionale della Confael – Dipartimento disabilità Fabio Barzellotti in una lettera indirizzata ai vertici dell’azienda sanitaria locale. In particolare, al direttore generale, a quello amministrativo e al responsabile delle gestione delle Risorse umane. Una situazione - scrive Barzellotti – che sta ''mettendo a grave rischio e grande disagio tutti i lavoratori di cui sopra, peggiorando le difficoltà che giornalmente sono costretti ad affrontare''.
L’esponente sindacale rammenta cosa prevede il dpcm. E cioè che ''a decorrere dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre 2020, i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita (c.d. lavoratori fragili), nonché i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità hanno diritto allo smart working, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Nelle pubbliche amministrazioni, tenuto conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, ciascun dirigente adotta nei confronti dei lavoratori fragili, ogni soluzione utile ad assicurare lo svolgimento di attività in modalità agile anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento come definite dai contratti collettivi vigenti, e lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale''.
Il segretario nazionale Confael chiede quindi alla Asl di riferire ''il piano lavorativo che l’azienda ha predisposto per i suddetti lavoratori nonché tutte le misure inerenti la salvaguardia degli stessi. A nostro parere tali lavoratori già dovrebbero fruire dal 16 ottobre della modalità di lavoro agile (smart working) in forma settimanale e non solamente in alcuni giorni imposti discrezionalmente dai dirigenti delle U.U.O.O. nel rispetto delle disposizioni del dpcm''. ''Qualora perseverasse la disattenzione dei diritti previsti e normati a favore degli operatori più deboli manifestando disinteresse verso gli stessi, saremo costretti ad intraprendere iniziative nelle sedi ritenute più opportune'', conclude Barzellotti.