ANNO 16 n° 273
L'attivitą eversiva degli anarchici passa ancora una volta dalla Tuscia
Il Viterbese epicentro delle trame insurrezionaliste
07/09/2016 - 02:00

SORIANO NEL CIMINO - Da ''Tombolino'' ad Anna Beniamino, passando per Claudia Cospito e Stefano del Moro. La scia anarcoinsurrezionalista, che da questi parti sembrava essere un ricordo lontano ma che in realtà aveva solo badato bene a nascondersi meglio e che da ieri è invece tornata di strettissima attualità a sconvolgere la sonnacchiosa vita di provincia, passa ancora una volta dalla Tuscia. Da Soriano nel Cimino, per la precisione, dove in passato hanno vissuto esponenti del movimento anarchico e dove ieri è stata arrestata (insieme ad altri in tutta Italia) proprio la Beniamino, fermata nel comune cimino dove era di casa con l'accusa di associazione eversiva e terroristica. La donna, tatuatrice, compagna di Alfredo Cospito, in carcere per aver gambizzato nel 2012 Roberto Adinolfi, amministratore di Ansaldo Nucleare, è tra i fondatori della Fai, che da 13 anni si muove nell'ombra per organizzare azioni dimostrative criminose e violente volte a realizzare la ''distruzione dello Stato e del capitale, portando l’attacco alle strutture del dominio''. 

La Tuscia, dunque, ancora una volta dopo anni torna protagonista delle trame degli anarcoinsurrezionalisti. Con epicentro Soriano, dove vivono ancora la Cospito e del Moro e dove la Beniamino era di casa. Tornando indietro di una decina d'anni, proprio in un casolare di Soriano nel Cimino il 7 ottobre 2007 venne trovato morto per overdose uno dei principali esponenti locali dell'area politica anarcoinsurrezionalista: Marco Ferruzzi, 30 anni, detto Tombolino. L’uomo viveva da tempo nel comune cimino. Sul posto intervennero in carabinieri, e accanto al corpo di Ferruzzi venne trovata una siringa.

Ferruzzi era stato arrestato tre anni prima, nel luglio 2004, per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e attentati dalla digos di Viterbo. Con lui finirono in manette Simone Del Moro, 25 anni di Viterbo, David Santini, 27 anni originario di Karlsruhe in Germania ma figlio di genitori italiani, Sergio Maria Stefani, Danilo Cremonese, i fratelli Simone e Stefano del Moro, Valentina Speziale, Claudia Cospito (classe 1969, sorella di Alfredo Cospito) e Massimo Leonardi, detto Massimo il Sardo, anche lui tatuatore come la Beniamino. I nomi di Cospito, Speziale e del Moro tornano anche nelle cronache di oggi, a dimostrazione che il legame tra la Tuscia e la falange armata degli anarchici non si è mai spezzato. 

Tale gruppo anarcoinsurrezionalsita era stato accusato di essere responsabile di almeno una serie attentati, tra cui quello con il pacco bomba recapitato alla stazione dei carabinieri di Viale Libia a Roma il 4 novembre 2003, in cui rimase gravemente ferito ad una mano il maresciallo Stefano Sindona. Furono accusati anche di aver piazzato gli ordigni piazzati davanti alla questura e al tribunale di Viterbo nel gennaio 2004. Santini, Stefani, Cremonese, Stefano del Moro, Speziale e Cospito furono poi assolti dalla Corte d'Assise di Roma nel 2006, mentre Ferruzzi, Simone del Moro e Leonardi vennero condannati rispettivamente a 9, 3 e 6 anni di reclusione. In appello, nel febbraio 2007, Ferruzzi e Simone Del Moro furono assolti. Nel 2007, però, proprio pochi giorni prima della morte di Ferruzzi, la Prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Giorgio Santacroce, accolse il ricorso del procuratore generale stabilendo che la Corte d'Assise d'Appello che aveva assolto gli anarchici dovesse rivedere la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati.

Non solo. Santini, del Moro e Leonardi erano anche tra i 19 anarchici condannati nel 2008 a otto mesi di reclusione per i reati di invasione di edificio, danneggiamento e furto aggravato: gli anarchici viterbesi, infatti, tra il 28 aprile e il 22 maggio del 2001 occuparono illegalmente uno stabile a Bagnaia, per protestare contro il caro-affitti e la politica speculativa ai danni degli studenti universitari. Presero possesso di un edificio di proprietà della società Belvedere ‘89, arrivando a staccare dai balconi alcune ringhiere. Attraverso alcuni allacci abusivi, poi, rubarono acqua ed energia elettrica, per un importo comunque di poche centinaia di euro.

Il 10 novembre 2003, inoltre, un pacco bomba era stato disinnescato nella redazione del quotidiano Il Corriere di Viterbo, nell’allora redazione di via del Giglio 3 a Viterbo. L'ordigno, fortunatamente rimasto inesploso, era stato recapitato per posta, indirizzato al giornalista Gianluigi Basilietti che si era occupato delle vicende degli anarchici. Il pacco conteneva polvere esplosiva, racchiusa in un sacchetto di iuta, ed era stato disinnescato dagli artificieri della Questura di Roma. Fu la polvere nera uscita dal plico a destare sospetti nei colleghi del Corriere, che informarono immediatamente gli agenti della digos del capoluogo. Se fosse scoppiato, l' ordigno recapitato al Corriere di Viterbo avrebbe avuto un effetto di proporzioni notevoli, certificarono allora gli artificieri.

L'innesco, però, era diverso dai pacchi bomba recapitati nello stesso periodo alla questura di Viterbo e alla stazione dei carabinieri di viale Libia a Roma. L’episodio venne messo in relazione con l’attività anarcoinsurrezionalista viterbese, ma non ci furono mai prove certe al riguardo.

Dopo anni in cui sembrava che la follia eversiva fosse scomparsa per lo meno da questo territorio, la Tuscia torna a dover fare i conti con gli anarchici. 

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