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VITERBO - “La pubblicità incalzante e la Soresina strategy”… Potrebbe essere a mani basse il titolo di un saggio tascabile, di quelli che si portano al mare per imparare qualcosa, mentre il pupo lancia la sabbia e il marito borbotta per spizzicare un panino.
Eh, però le magiche clausole del relax sono uguali per tutti: in fondo, con qualsiasi persona con cui si condivida un rapporto, esistono gioie inconfutabili come situazioni scomode, e, guarda un po’ i casi, le ultime si aprono quando stiamo a fare altro. O non siamo impegnati.
O, semplicemente, come da comandamento della dispensa vuota, ci riuniamo al supermarket a bere caffè invisibili, lagnandoci del più e del meno e di quanto interminabili e caotiche siano le varietà di broccoli e mele. Questo è, senza intervistare nomi blasonati, il kick-off del progetto del nostro spot: Latteria Soresina, o così, o Pomì… Ops, quello era un altro spot.
Insomma, passiamo alla descrizione dettagliata del nostro stimolante prodotto. Provincia di Cremona, un player competitivo nel campo dei latticini sceglie di abbracciare la formula del bancofrigo, destinando così alle famiglie (di fretta, zen o foodaholic che siano…) i pratici grattugiati da utilizzare in cucina. La partenza ab ovo appena annunciata è giustificata dalla materia prima trattata: il Grana Padano, una cosa che non sa esattamente del Belpaese gioviale e festoso, ma sconvolge la cartolina con la sua aura confortante. Non è un caso che lo spot abbia iniziato a impazzare a dicembre, baricentro temporale della domanda di condimenti extra… D’altronde, le penne al sugo non chiamano solo il basilico estivo!
Due donne sono al super. Ok, interessante, ma qui Soresina ci cova. Ai prodotti freschi c’è un commesso dalla voce elegante, che propone Granelli di Bontà, il grattugiato a grana grossa dell’azienda. Una delle due sembra essere persuasa, l’altra è più critica e interrogativa. Forse sta sbagliando, o forse… La giovane collega del commesso rincara la dose: lo definisce “Un gioiello in cucina”.
Partiamo da questa distinzione: la fiducia aiuta a prevenire il disinteresse, ma, talvolta, tenersi ai margini di certezze non condivise non guasta nel convivere. Ci si aspetterebbe una severa demonizzazione della meno propensa a credere, ma tutto si risolve a tarallucci e Grana, con lei che viene caricata su un carrello a provare il formaggio dai due commessi.
Improvvisamente, eccoli diventare chef privati; il formaggio è disposto granello per granello su un trancio di lasagna, la signora assaggia, si sblocca, si arrende ed è felice. E probabilmente non acquista, anzi, non avrà forse più incontri fortuiti con i due commessi, tanta è la sua soddisfazione straripante per il grattugiato.
Due elementi di appartenenze distinte placcano il fruitore dello spot: il “Ma tu ci credi?” scocciato dell’acquirente scettica e la direzione verso cui – musichetta country a corredare lo sketch – viene spinta nel carrello della spesa, ossia il laboratorio “Ricerca e sviluppo” di Latteria Soresina. Divertente, coinvolgente, disinvolta nel fidelizzare: la reclame ha tutti gli ingredienti per ingentilire anche i più burberi. Ma davvero l’apertura ai prodotti è ciò che mancherebbe a noi consumatori, ai nostri obiettivi di acquisto, al nostro desiderio di comodità e distensione?
In certi casi sì: si pensi all’effetto domino che il così appellato cibo etnico scatena nei consumi dei più giovani, sbaragliando i concorrenti, mentre il più adulto è in genere circospetto anche con un disadorno tandoori di legumi. Ma il formaggio italiano s’è sempre mangiato, cercato e apprezzato; ha bisogno di essere sì diffuso e narrato nei suoi pregi, così come non gli servono acquirenti diffidenti per essere tràdito (per i meno latinisti, esportato, trasmesso).
Lo spot è funzionante e simpatico, con due cuochi non proprio leggiadri nel somministrare le proprie creazioni, ciononostante riempie con proprietà il contenitore dei quindici secondi, arricchendo una scena di quotidianità con uno svolgimento decisamente surreale. Voto… “Fa quel che può; quel che non può, non fa”. Citare il maestro Manzi per una pubblicità è decisamente un azzardo, così come lo è, a suo ineccepibile modo, scriverne una così incalzante.