

VITERBO – (d.s.) L’addio al Generale Giangiacomo Calligaris e al Tenente Paolo Lozzi è una distesa di baschi azzurri. L’hangar Tucano è gremito di militari: tutti per dare l’ultimo saluto ai due ufficiali morti lo scorso giovedì 23 gennaio dopo lo schianto dell’elicottero durante un volo di addestramento. Le bare avvolte dal tricolore, i visi dei militari rigati dalle lacrime, gli occhi gonfi di tristezza. E’ lacerante il dolore delle famiglie, straziate da una morte a cui non riescono a dare una spiegazione. Ma forse la spiegazione l’aveva data proprio Paolo Lozzi, quando ai suoi genitori diceva che il rischio della morte era legato alla sua passione, che poi era il suo lavoro.
Ecco, lavoro e passione che nella testa e nel cuore di Calligaris e Lozzi erano una cosa sola. Lo ha ripetuto anche monsignor Marcianò durante l’omelia: ''non ci sono parole per consolare un dolore così grande, c’è solo la consapevolezza di chi ha fatto fino in fondo il suo dovere, di chi ha onorato la divisa che indossa''. Le preghiere dei sacerdoti e il silenzio per onorare i militari scandiscono la cerimonia funebre. Il resto sono i visi distrutti dal dolore, gli abbracci di conoscenti, amici e commilitoni che non hanno perso solo dei colleghi. Tra questi anche l'attore Gabriel Garko, amico del generale Calligaris.
Hanno perso dei riferimenti di vita. A loro modo Calligaris e Lozzi sono stati due riferimenti per tutti coloro che li conoscevano. E’ un vuoto che non si riesce a colmare. Ognuno ci prova a modo suo: il fratello di Lozzi che indossa la mimetica per coprirsi, quelli di Calligaris che cercano di consolare l’anziana mamma. Alla donna scappa anche un sorriso: “E’ il segno di chi ha fede”, ha commentato monsignor Marcianò.
Ci hanno provato i commilitoni di Paolo Lozzi che hanno ricordato gli anni passati in caserma, i momenti di gioia e di tristezza. E ci ha provato la figlia di Calligaris: difficile non commuoversi ascoltando quel grido di dolore. Difficile restare indifferenti quando si perde chi ti ha “insegnato a vivere”. Il ministro della difesa Mauro ha incontrato i familiari: poche parole dette a bassa voce per mostrare la vicinanza dello Stato nei confronti di chi lo ha onorato fino all’ultimo respiro.
Fuori fa freddo, c’è un vento gelido di tramontana che taglia la faccia. E la tramontana spazza via le nuvole, chissà se, e in quanto tempo, riuscirà a spazzare anche il dolore. Ma alla fine il messaggio di speranza c’è: è un bimbo che si agita vicino la compagna del Generale Calligaris: è la vita che ricomincia, è la vita che continua.
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