

di SDA
VITERBO - Se a Viterbo esistesse una disciplina olimpica dedicata al tiro al bersaglio giornalistico, sapremmo già a chi assegnare la medaglia d’oro. Da mesi – anzi, ormai da un pezzo – sfogliando le pagine di un quotidiano locale si prova una strana sensazione di déjà vu: non importa quale sia il tema del giorno, la colpa, la sbavatura o il pretesto per una polemica portano sempre la stessa firma, quella dell’amministrazione comunale guidata da Chiara Frontini.
C’è un impegno quasi ammirevole, al limite della devozione, nel monitorare ogni singolo passo della prima cittadina. Dalla delibera più complessa fino alla presenza all'evento di quartiere, dai dettagli della vita pubblica alle sottigliezze più trascurabili, passare dai grandi temi amministrativi alle inezie quotidiane è diventato un esercizio di stile quotidiano. Se il cantiere si prolunga, è un dramma; se la premiazione dura un minuto di troppo, è una passerella; se una parola viene pronunciata con l'intonazione sbagliata, si trasforma subito in un caso politico.
Un’incalzante attenzione mediatica che, ad ascoltare i rumors di piazza, comincia a far nascere più di un sospetto. Sarà mica che questo incessante 'martellamento' di fondo, svolto con la puntualità di un orologio svizzero, non sia solo semplice passione per la cronaca? Il dubbio, malizioso ma legittimo, è che sottotraccia si stia già preparando il terreno per le prossime scadenze elettorali, spianando la strada – un titolo alla volta – a qualche candidatura da lanciare a tempo debito. Una sorta di strategia d'esaurimento a lungo termine per logorare chi governa e far risplendere, quando sarà il momento, chi si appresta a raccoglierne l'eredità.
Fin qui, direte voi, è la solita (o quasi) dialettica tra informazione, politica e aspirazioni di palazzo. La cosa che lascia davvero spiazzati – e che fa sorridere un po' amaramente la città – è la reazione, o meglio la costante non-reazione, della diretta interessata.
Chiara Frontini, la stessa condottiera che ha scardinato i vecchi equilibri in campagna elettorale sfoderando un carattere d'acciaio e grinta da vendere, di fronte alla raffica di titoloni d'attacco oppone da tempo la strategia della sfinge: un silenzio monastico, assoluto, quasi solenne.
Ed è qui che nasce il vero paradosso. Se da una parte un certo giornalismo a senso unico rischia di perdere d'efficacia a forza di picchiare sempre sullo stesso chiodo, dall'altra il mutismo della Sindaca solleva più di un interrogativo.
È la scelta superiore di chi non intende dare corda alle provocazioni, o siamo di fronte a un'inaspettata prudenza? Sorprende, infatti, che una prima cittadina abituata a non mandarle a dire e che ha dimostrato a più riprese di avere doti e personalità per difendere le proprie posizioni, decida di incassare senza mai battere un colpo, quasi come se una sottile forma di esitazione o di timore reverenziale ne frenasse la replica.
Forse sarebbe il caso per tutti di fare un passo d'inizio: per chi scrive, ricordando che la critica è credibile solo quando è equilibrata e priva di secondi fini elettorali; per chi governa, ricordando che la dignità delle istituzioni e della propria carica si difende anche prendendo la parola e facendosi rispettare, senza lasciar campo libero a chi ha trasformato la polemica in una routine quotidiana.