

BOLSENA - E' caduto nel vuoto l'appello lanciato dall'insigne studioso Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio al sindaco di Bolsena Paolo Equitani e all'intero consiglio comunale affinché fosse intitolata una strada o una piazza ad Ascanio Vitozzi, l'illustre architetto militare originaria della cittadina, morto 400 anni fa a Torino, dove è sepolto.
Alcune settimane prima della ricorrenza, il 23 ottobre scorso, lo studiosò inviò una lettera al primo cittadino di Bolsena, nella quale, dopo aver ripercorso succintamente la storia di Ascanio Vitozzi e aver dimostrato attraverso i documenti da egli stesso rinvenuti che l'illustre personaggio era nato proprio a Bolsena e non di Orvieto, come si era a lungo ritenuto, proponeva appunto che gli fosse dedicato un luogo pubblico. Le missiva di Fagliari Zeni Buchicchio è rimasta senza risposta.
L'unico omaggio che Ascanio Vitozzi riceverà dalla sua terra natale sarà quindi un lungo saggio scritto da Fagliari Zeni Buchicchio, che sarà pubblicato a Torino.
Di seguito, il testo della lettera inviata dal dottor Fagliari Zeni Buchicchio al sindaco e al Comune di Bolsena.
Può capitare che per l’apertura di nuove strade o piazze non sempre si conoscono i nomi di illustri concittadini del passato, ai quali le stesse possono essere onorevolmente intitolate. E’ questo il caso di Ascanio Vitozzi e VitozzoVitozzi, due architetti e ingegneri assai noti per la loro attività professionale, e non solo a Torino, al servizio dei Savoia tra il 1584 e il 1615.
Ancora nel XIX secolo Ascanio Vitozzi era ritenuto nativo di Orvieto tanto che nel 1883 nella cittadina umbra gli fu intitolata la piazza del Mandorlo ovvero della Legna; poi nel 1966 ad una attenta verifica dei registri di battesimo della cattedrale orvietana risultò inesistente qualsiasi riferimento tanto a lui che al padre Ercole Vitozzi. Così Nino Carboneri sulla base di un registro del 1562, reperito presso la sezione di Archivio di Stato di Orvieto e già appartenuto ai signori di Baschi, dove in un albero genealogico sia pure da una mano più tarda era stato indicato Ascanio come figlio di Ercole Vitozzi, si mostrò propenso a ritenere Baschi il luogo di nascita di Ascanio Vitozzi. Poi nel 1990 Andrea Barghini segnalava due inediti documenti scoperti presso l’Archivio dell’Insinuazione di Torino: il testamento del 18 aprile 1613 di VitozzoVitozzi da Bolsena, figlio del defunto Francesco Vitozzi, e un codicillo dell’8 maggio 1615 del “capitano Ascanio Vitotio del fu signor Hercule di Bolsena in Toscana ingegnere”. Nel 1993 l’origine bolsenese di Ascanio Vitozzi fu confermata allo scrivente da un atto notarile bolsenese del 19 marzo 1579 in cui un certo Domenico Marraccio “de Vulsinio”, cioè da Bolsena, dichiarava di aver scritto lettere al signor “Ascanio Vitozzio de dicta terra Vulsinij”. Evidentemente, pur trovandosi fuori da Bolsena, Ascanio Vitozzi manteneva rapporti epistolari con i concittadini della città natale e, nel caso specifico, sempre per lettere avrebbe fornito la sua dichiarazione d’arbitro in una vertenza fra privati.
La scoperta di un gruppo di lettere inedite di Ascanio Vitozzi permettono ora di conoscerne anche l’attività professionale nell’Italia centrale prima della sua partenza per Torino, avvenuta nel 1584. Altri numerosissimi documenti inediti del XV-XVII secolo consentono di ricostruire l’intero albero genealogico della famiglia Vitozzi dal suo insediamento in Bolsena, nella metà del ‘400, fino alla prima metà del XVII secolo, quando fu venduto il loro palazzo, posto in Castello sulla piazza dell’Orologio e noto anche per essere stato in precedenza il palazzo dei Monaldeschi della Cervara. Molti atti inediti relativi al padre Ercole Vitozzi e la verifica su alcuni documenti conservati a Torino escludono che Ascanio Vitozzi possa essere nato a Orvieto o a Baschi. Di Ascanio Vitozzi siamo certi di aver identificato la madre, che però non era di Bolsena ma neanche di Orvieto o di Baschi.
Altri documenti bolsenesi riguardano invece i rapporti di VitozzoVitozzi, pronipote di Ascanio, con il padre Francesco Vitozzi e la madre Rachela Antenna di Bolsena.
Chiamato dal prozio Ascanio al momento della sua partenza per Torino, avvenuta non prima del 1592, VitozzoVitozzi possedeva una casa che il padre Francesco, deceduto nel 1588, gli aveva procurato fin dal 1572 in Castello sulla piazza dell’Orologio e vicinissima al principale palazzo Vitozzi.
Pensando di averLe fatto cosa gradita con distinti ossequi.
Fabiano Tiziano FagliariZeniBuchicchio