



CIVITA CASTELLANA - Una realtà che si nutre di una crescita costante e dello sforzo di protrarsi oltre il tempo, per scegliere di dire la propria e forgiare uno spazio per tutti: questa è l’Anpi, un patrimonio “a dimensione nazionale”, secondo le parole del presidente della sua sezione civitonica. In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’istituzione dell’associazione, anche il circolo “Carla Capponi” di Civita Castellana ha organizzato un momento di ritrovo comunitario.


Ettore Muffo, alla guida di questo spazio, ha ripercorso la storia di Anpi nelle tappe più salienti del suo sviluppo. “L’Anpi è qualcosa di generale, nazionale, ed è stata costituita 80 anni fa – ha affermato – nella giornata di oggi. Ciò è avvenuto due giorni dopo la liberazione di Roma: è in quello che adesso chiamiamo Campidoglio che hanno costruito la sezione nazionale. Era composta da quelli che facevano parte del Cln, il Comitato di Liberazione Nazionale”. Parlando invece di Civita Castellana “tantissimi anni fa c’erano iscritti sia all’Anpi sia all’Anppia, l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici. In maniera particolare, sia per l’Anppia che per l’Anpi era sempre Minio (deputato civitonico del Pci, ndr) a tirare le fila. L’Anppia, inoltre – ha proseguito il presidente Muffo - ha una rivista nazionale, L’Antifascista, che è stata fondata nel 1946 da Sandro Pertini e Umberto Terracini. Della stessa rivista è stato direttore prima Pertini e poi Terracini, arrivati a tre anni in due, poi Enrico Minio per undici anni: più dei protagonisti della politica nazionale”. Un risultato che sorprende e inorgoglisce.

Sull’impulso dell’impegno di Minio le cause dell’Anpi sono ancora sentite al giorno d’oggi? “Non sono tutte sentite allo stesso modo – ha ripreso il presidente – ma devono essere anche studiate. Ci sono giovani che a Civita seguono l’Anpi, una decina su settanta iscritti, che non si impegnano materialmente, ma qualche volta vengono”. Un bagliore di speranza che lascia ben pensare, restituendo prontezza d’animo e soddisfazione. “Anche Civita Castellana è stata liberata il 6 giugno. Rispetto al contesto che c’è sulla messa in discussione della Costituzione – ha dichiarato il presidente - l’orgoglio è quello che ci tiene in vita, che ci dà luce e speranza per batterci: si continua a difendere la Costituzione, quella che nasce dalla resistenza”.
Un’occasione spontanea di crescita, dialogo e presenza attiva è stata quella messa in piedi per ricordare le radici della nostra democrazia, avvertita come un faro da tutti i membri del comitato. “Io ho sempre creduto nello spirito del Comitato di Liberazione Nazionale – ci ha informato Ermanno Lemme, uno dei presenti all’evento – e nella possibilità di evitare contrasti tra posizioni diverse, cercando punti di sintesi. Quando ho fatto politica ho agito con lo stesso spirito, cercando di creare una coalizione ampia nei limiti sanciti dalla Costituzione”.

“Secondo me l’Anpi ha un valore aggiunto – ha ricordato Emidio D’Amato, al fianco delle battaglie dell'associazione – che è quello di essere un’associazione trasversale, per cui racchiude tante anime. Io mi trovo molto a mio agio. Inoltre, in questo momento storico come in tutti, ci deve essere un presidio per la difesa dell’ordine democratico, della nostra Costituzione. Soprattutto devono essere ribaditi alcuni valori, che scaturiscono dalla guerra di liberazione, e va impedito di riscrivere la storia”. Roberto Rossi, un altro presente, si associato alle parole di D’Amato, sottolineando la natura multilaterale dell’associazione, un luogo fisico e di aggregazione che “ha tante anime dentro e sta a salvaguardia della Costituzione democratica, antifascista, della resistenza. L’Anpi è un baluardo della difesa della Costituzione”.
La parola è poi passata a Patrizia Cimarra, direttrice e coordinatrice degli eventi della biblioteca “Enrico Minio” dal 2014 al 2020. Membro del comitato in prima linea per la sua vitalità, ci ha raccontato che “esistono varie realtà Anpi anche nei paesi a noi limitrofi, fanno anche delle attività. A Civita ormai esistiamo da parecchi anni: io ho fatto parte del comitato sin dall’inizio e sono contenta che in qualche modo abbiamo continuato a svolgere le nostre attività, anche con una certa continuità”. Il suo augurio per il futuro? “Che l’esperienza possa continuare: in un momento in cui credere ai partiti e nella politica è abbastanza difficile, l’Anpi riveste un ruolo importante. È un riferimento, è un vigilare sulla Costituzione, quindi reputo che debba continuare a mantenersi forte e attiva anche nel futuro, soprattutto verso le nuove generazioni”. La speranza c’è, la convinzione anche. C’è in special modo la resilienza di un contesto che si prodiga nell’inclusione per espandersi, desiderando in primis l’unione.

La discussione è proseguita su diversi fronti: da quello relativo alla messa a punto di nuovi progetti alla rievocazione della liberazione, considerata dall’associazione una lezione da rivolgere a tutti, anche alle scuole. Con l’Anpi è da ottant’anni direzione cambiamento: è plasmare all’accoglienza della storia nel suo complesso, stimolando il pensiero critico e credendo nella cultura.
