



VITERBO - 'Per il 2026 vorrei che l'agricoltura torni al centro della vita politica di questa provincia. Vorrei veder riconosciuti più diritti ai lavoratori, in un'ottica di sostenibilità economica e sociale. I braccianti sono il futuro di questo settore, ma vivono condizioni di grande precarietà, senza supporto e senza rete sociale, c'è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale', parole di Antonio Biagioli, segretario generale della Uila di Viterbo, che a conclusione di questa annata, tira le somme di un'azione sindacale ricca di novità e importanti iniziative, l'ultima delle quali: l'apertura di una nuova sede sindacale a Montalto di Castro.
Segretario, di recente il ministro Lollobrigida ha dichiarato che il 2026 sarà l'anno dei giovani, quindi c'è ancora speranza per l'agricoltura del domani?
Certamente sono fiducioso e spero sia così. Il problema di oggi è che l'agricoltura non attrae più i giovani, molti vanno altrove e scelgono altre professioni. Bisogna ricreare le condizioni per rendere il lavoro agricolo 'attraente', attraverso il riconoscimento del giusto prezzo del prodotto e soprattutto del lavoro, nell'ottica di una nuova sostenibilità economica e sociale. Vanno incentivate le produzioni di qualità e va rivisto il sistema dei finanziamenti che premia i grandi a discapito dei piccoli.
I giovani imprenditori portano avanti la tradizione agricola e il progresso tecnologico accompagnerà questo passaggio in modo naturale. L'intelligenza artificiale entrerà sistematicamente anche nei campi grazie a macchinari sempre più moderni. Quindi sui terreni chi rimarrà?
Nei campi resteranno i più deboli, coloro che hanno meno tutele e meno diritti. Oggi nella provincia di Viterbo si contano circa 11.300 aziende agricole di medio-piccole dimensioni, molte sono a conduzione familiare, solo 3 o 4 hanno più di 200 dipendenti, poco più di una cinquantina oltre le 50 unità. Il 90percento dei braccianti appartiene alla comunità internazionale. La precarietà del lavoro stagionale agricolo è rischioso e incentiva un turnover di nuovi 'disperati'. Chi vive qui non riesce ad avere il supporto di una rete sociale stabile e questo crea conflitto sociale.
Rispetto alle tante problematiche affrontate, a giugno è stata promossa un'iniziativa contro le criticità legate ad alloggi e trasporti che ha messo intorno ad un unico tavolo politica e sindacato. A che punto siamo, ci sono stati degli sviluppi?
Abbiamo coinvolto l'ente bilaterale per individuare delle soluzioni, contiamo in primavera di avere delle novità importanti. Per quanto riguarda l'emergenza abitativa più volte abbiamo denunciato l'impossibilità dei braccianti di trovare casa. Non credo sia per una questione di razzismo in senso stretto. Oggi fa paura l'incognita di affittare appartamenti a chi si teme non abbia stabilità finanziaria. E' come un cane che si morde la coda. Per richiedere il ricongiungimento familiare, poi, deve esserci un presupposto di abitabilità
Recentemente ha proposto il diritto di voto per chi è in possesso del permesso di soggiorno e diritto di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia…
Certo, è l'unica strada per favorire la giusta inclusione e integrazione
L'Università dei braccianti è nata proprio per facilitare questi due aspetti sociali, un bilancio di questa iniziativa?
L'università dei braccianti che prevede un corso di lingua italiana e 26 lectio magistralis. E' nata con un obiettivo molto importante: far capire che l'agricoltura deve diventare il perno della vita politica ed economica di questa provincia. I braccianti possono dare un contributo di carattere culturale per la città molto proficuo. Basta identificarli con i soliti luoghi comuni.
Nel mese di novembre è partita a Viterbo la stagione congressuale Uila e con essa il progetto 'La voce dei campi', di che si tratta?
Vogliamo capire da vicino quali sono le criticità che i lavoratori vivono quotidianamente. Per questo sono stati somministrati i primi questionari rivolti ai braccianti a tempo determinato e indeterminato per approfondire le loro condizioni lavorative
Poche settimane fa l'Unesco ha riconosciuto la cucina italiana patrimonio dell'umanità, nel rispetto della nostra tradizione culinaria. Questo significa che oltre alle pietanze tradizionalmente cucinate, è fondamentale che anche le materie prime continuino ad essere eccellenti.
Si, l'eccellenza deriva proprio dalla qualità delle materie prime usate in cucina. Le persone devono capire che dietro a un 'banale' piatto di verdura, giusto per fare un esempio, ci sono giorni e giorni di lavoro nei campi, sotto il sole, sotto la pioggia col sudore sulla fronte. Serve una consapevolezza diversa, c'è bisogno di una nuova cultura del lavoro.
Tirando le somme dell'anno appena trascorso, come è stato questo 2025 e cosa auspichi per il nuovo anno?
Il 2025 è stato un anno particolarmente proficuo e anche abbastanza faticoso. C'è stato il rinnovo del contratto provinciale e una serie di iniziative sociali che hanno impegnato tempo e risorse. Siamo riusciti a individuare una nuova strada nelle relazioni sindacali con buoni risultati. Il mio auspicio per il 2026 è che l'agricoltura torni ad essere al centro della vita politica di questa provincia. C'è bisogno di un confronto costante tra istituzioni e sindacato, è fondamentale riconoscere una rete di diritti per i lavoratori, per migliorare la loro condizione di vita e avere una società più equa e giusta per tutti.