ANNO 16 n° 120
Lago di Vico, scatta la diffida: “Rischio per salute e ambiente”
Richiesto intervento urgente a Comune, ASL, Carabinieri Forestali e Regione dopo i dati allarmanti del 2026
30/04/2026 - 07:05

RONCIGLIONE — Una formale diffida e richiesta di intervento urgente riaccende l’attenzione sulla situazione ambientale del Lago di Vico. Il documento, indirizzato alle principali autorità competenti — dal Comune di Ronciglione alla ASL di Viterbo, dai Carabinieri Forestali alla società Talete, fino alla Regione Lazio — denuncia una condizione definita “grave e persistente”, alla luce dei dati rilevati nel primo trimestre del 2026.

Al centro della segnalazione vi è l’elevata concentrazione di fosforo nelle acque, collegata in particolare alla pressione delle coltivazioni intensive di noccioleti nell’area circostante. Un fenomeno che starebbe alimentando processi avanzati di eutrofizzazione, con conseguente proliferazione algale potenzialmente tossica, come le microcistine, capaci di compromettere sia l’equilibrio dell’ecosistema sia la qualità delle acque destinate al consumo umano.

La diffida richiama una serie di riferimenti normativi, tra cui l’articolo 32 della Costituzione sulla tutela della salute, il Decreto Legislativo 152/2006 in materia ambientale, la Direttiva europea 2000/60/CE sullo stato ecologico delle acque e la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 4165/2024, che impone interventi urgenti agli enti preposti.

Nel documento vengono avanzate richieste precise: al Comune di Ronciglione si chiede l’immediata emanazione di ordinanze restrittive sull’uso di fertilizzanti e fitofarmaci nel bacino del lago; alla ASL la pubblicazione aggiornata e trasparente dei dati su microcistine, arsenico e metalli pesanti; ai Carabinieri Forestali un rafforzamento dei controlli sulle attività agricole; a Talete una comunicazione chiara sulla qualità dell’acqua distribuita; alla Regione Lazio, infine, l’attuazione completa delle misure previste dalla sentenza.

Il documento sottolinea come il perdurare dell’attuale situazione possa configurare responsabilità amministrative e penali in caso di mancato intervento. In assenza di risposte concrete nei tempi previsti dalla legge, si preannuncia il ricorso alla Procura della Repubblica per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.






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